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Amianto nel cortile della scuola, siete pazzi?

Amianto nel cortile della scuola, siete pazzi?

L'irreale vicenda che ha coinvolto (e sconvolto) la scuola Crispi di Roma. L'ennesimo caso di amianto nelle nostre scuole che mette a rischio gli stud

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L’irreale vicenda che ha coinvolto (e sconvolto) la scuola Crispi di Roma. L’ennesimo caso di amianto nelle nostre scuole che mette a rischio gli studenti.

Non c’è pace per le scuole italiane. Dopo il caos legato ai vaccini, stavolta è stato l’ amianto a bloccare le lezioni nella scuola Francesco Crispi di Roma.

Per chi non lo sapesse l’ amianto è un minerale naturale utilizzato prevalentemente nei campi dell’edilizia e dei trasporti. È considerato potenzialmente dannoso a causa della sua capacità di rilasciare nell’ambiente circostante fibre inalabili dall’uomo.

Insomma non stiamo parlando di un materiale che può essere lasciato tranquillamente nel cortile di una scuola, dove i bambini giocano e si divertono durante la ricreazione, incuranti del pericolo. Eppure è quello che è successo nella Capitale, precisamente nel quartiere Monteverde. Qui oltre 700 studenti sono stati rispediti a casa per la presenza di capsule colme di amianto. Abbandonate nel cortile dopo i lavori di bonifica che erano stati fatti quest’estate, dovevano essere rimosse entro l’11 settembre, ma non si è fatto vivo nessuno.

L’esposto presentato dai genitori all’inizio dell’anno scolastico è stato accolto solamente dopo due settimane, quando l’assessore ai Lavori Pubblici del XII Municipio Valerio Andronico ha deciso di chiudere i cancelli. Niente scuola, dunque, in attesa che l’amianto venga portato via. Una situazione che ha creato non pochi disagi alle famiglie e che si poteva sicuramente evitare.

Gli imballaggi si trovano ora sul tetto della scuola, ovvero al punto di partenza. A riportarli lì è stata una gru, sotto gli occhi attoniti di residenti, dirigente scolastico e genitori, i quali si sono sentiti giustamente presi in giro. “Non c’è nulla che ci quadri” confessa una mamma intervistata da Il Messaggero, “è stato fatto tutto con totale mancanza di trasparenza”.

La signora punta il dito contro il Comune, che a sua volta fa scarica barile (come al solito).
L’unica cosa che sappiamo è che lo smaltimento doveva essere effettuato ad agosto, ma il mancato arrivo di fondi regionali ha bloccato i lavori.

E così ora a farne le spese sono i bambini, che dovranno rimanere a casa fino alla prossima settimana. Beh, sempre meglio che stare nel cortile della scuola a respirare le fibre d’amianto no?!

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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