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L’Ipus e le altre magiche “università” che promettono lauree e poi spariscono

L’Ipus e le altre magiche “università” che promettono lauree e poi spariscono

Ipus, Issea, Euraka, Queen sono solo alcuni degli istituti finiti sotto i riflettori per aver truffato i loro studenti. Vediamo di cosa si tratta. Pu

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Ipus, Issea, Euraka, Queen sono solo alcuni degli istituti finiti sotto i riflettori per aver truffato i loro studenti. Vediamo di cosa si tratta.

Pur di ottenere una laurea c’è chi è disposto a tutto, rischiando anche la truffa. Non bastano, infatti, le università superprivate, quelle telematiche, i corsi all’estero per evitare test e numero chiuso. C’è anche chi si è affidato, inconsapevolmente o meno, ad “università” inesistenti, quali l’Ipus, finendo per pagarne doppiamente il conto.

Non si tratta di un solo caso isolato ma di una tendenza ormai esistente, forse incoraggiata dalla consapevolezza della disponibilità di molti ragazzi a tentare qualsiasi strada pur di laurearsi.

L’Ipus che prometteva lauree con università convenzionate

Agli onori delle cronache è salita l’ultima grande truffa dell’Ipus (Istituto privato universitario svizzero) che con le sue 7 facoltà e 57 professori si spacciava come un’università.
Il direttore generale dell’istituto, Vincenzo Amore, vantava il grande successo dell’Ipus affermando: “Da noi ci sono tantissimi ragazzi che seguono Scienze infermieristiche e Fisioterapia, perché in Italia c’è il numero chiuso e qui no. Al termine del percorso formativo, potranno conseguire la laurea negli atenei a noi associati”.

Peccato che, dopo aver aperto nel 2013, solo 3 anni dopo, nel 2016, l’Ipus chiude i battenti, dichiarando il fallimento.

Gli studenti, ai quali veniva garantita la possibilità, una volta frequentata la scuola (che si fregiava illegittimamente del titolo di università) di ottenere una vera laurea in università convenzionate all’estero, si sono trovati con niente in mano e dirottati presso altri atenei che nessun collegamento avevano però con l’Ipus.

A seguito della vicenda il direttore generale dell’Ipus, Vincenzo Amore, ha aperto un altro istituto, sempre in Svizzera, nel Cantone dei Grigioni, la Unipolisi. Molti ex studenti per cercare di salvare il salvabile lo hanno seguito anche lì, continuando a pagare salato.

Sui fatti è stata aperta un’inchiesta che riguarda Vincenzo Amore, la moglie e il figlio. I reati contestati sono appropriazione indebita, truffa e amministrazione infedele aggravata. Una prima condanna è stata già emessa: Amore è stato condannato a pagare una multa di 10 mila franchi svizzeri per aver indebitamente affibbiato la qualità di università all’Ipus.

La giustizia andrà avanti ma molti ragazzi che si sono “ingenuamente” affidati all’Ipus, come ad altri istituti simili, hanno perso ormai tempo e denaro.
Di questi, alcuni avranno capito che è meglio affidarsi alle vere università, altri non è improbabile che stiano ancora cercando l’ennesimo istituto che promette lauree.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

 

 

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