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Il professor Mazzi ha lasciato 300mila euro all’Università di Pavia

Il professor Mazzi ha lasciato 300mila euro all’Università di Pavia

Il professor Fiorenzo Mazzi dopo la laurea in Chimica all’Università di Firenze, aveva ottenuto la cattedra di Mineralogia all’Università di Pavia nel

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Il professor Fiorenzo Mazzi dopo la laurea in Chimica all’Università di Firenze, aveva ottenuto la cattedra di Mineralogia all’Università di Pavia nel 1960, dove ha svolto tutta la sua carriera scientifica. #FacceCaso.

Il professor Fiorenzo Mazzi , scomparso il 25 settembre 2017, ha donato 300mila euro all’Università di Pavia, dove ha insegnato per quasi 60 anni.

A distanza di sette mesi dalla sua morte, il Docente di Mineralogia nell’Ateneo pavese, ha espresso fra le sue volontà questo desiderio.

“È un gesto che ci ha emozionato, perché rappresenta l’amore per l’istituzione di un grande docente, dimostrato in tanti anni di insegnamento e ricerca e ulteriormente confermato da questa donazione. Anche l’entità del lascito non può lasciare indifferenti, e ci spinge a continuare nel lavoro di costruzione del sapere, che è anche costruzione di comunità, in cui l’Università di Pavia è impegnata da sempre”. Sottolinea il Rettore Fabio Rugge.

Il professor Fiorenzo Mazzi dopo la laurea in Chimica all’Università di Firenze, aveva ottenuto la cattedra di Mineralogia all’Università di Pavia nel 1960, dove ha svolto tutta la sua carriera scientifica. 

Dal 1997 Mazzi era professore emerito nell’Ateneo pavese, dove ha lavorato fino a pochi anni prima della sua scomparsa.

Il professore ha scritto una novantina di pubblicazioni sulla caratterizzazione di minerali complessi, ed è considerato un pioniere della moderna cristallografia mineralogica, oltre che un grande esperto della risoluzione e del raffinamento di strutture complesse.

Il professor Vittorio Tazzoli, del Dipartimento di Scienza della terra e dell’ambiente, il giorno della cerimonia funebre ha dichiarato. 

“Mazzi univa lo spirito caustico della sua città a un carattere estremamente schivo, antimondano, direi quasi francescano nella sua essenzialità. Quando sentiva parlare di “ricerche avanzate” (di chiunque, anche delle sue) non poteva trattenere la domanda beffarda : “Avanzate da chi?”. A chi, come capitò anche me, gli chiedeva di come si dovesse preparare in attesa di poter lavorare nel suo gruppo, rispondeva: “Compri la settimana enigmistica”. Ma quando si entrava nella sua squadra, avviata col suo arrivo in cattedra a Pavia nel 1960, si entrava in un mondo affascinante, non solo nel ricordo che ne abbiamo, ma anche nella realtà di cui eravamo già allora convinti”.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani 

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