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Cosa sarà della Ricerca e Università nel futuro governo?

Cosa sarà della Ricerca e Università nel futuro governo?

Mentre si cerca di chiudere la quadra intorno al nome del prossimo Presidente del Consiglio, ci chiediamo come verranno trattate ricerca accademica e

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Mentre si cerca di chiudere la quadra intorno al nome del prossimo Presidente del Consiglio, ci chiediamo come verranno trattate ricerca accademica e università.

Il contratto di Governo sancisce quale sarà il modus operandi, quali i programmi e progetti che il prossimo esecutivo Lega-5 Stelle. Noi ci chiediamo: che prospettiva c’è per la ricerca e l’università, temi a noi molto cari?
In teoria un intero capitolo sarebbe dedicato a questo tema, seppur non in modo chiarissimo.

Si parte con una proposta che potrebbe far ben sperare.“Inversione di marcia rispetto a una continua riduzione degli investimenti nel comparto del nostro sistema universitario e di ricerca”. Sostanzialmente spingere negli investimenti su tale settore, rafforzare i fondi per la ricerca e le risorse accademiche in generale, con il punto di “ridefinire i criteri di finanziamento delle stesse”.

Ok, insomma la prospettiva è ottima, dato che da decenni si chiede alla politica di offrire maggiori finanziamenti nel campo universitario, e non che ultimamente questi siano cresciuti quanto promesso ad esempio dall’ultimo Governo. Il problema è che sembra una promessa pompata da campagna elettorale, uno slogan ottimo per acchiappare i voti, ma che se si delinea un progetto di amministrazione governativa dovrebbe essere un tantino più definito, una richiesta non esagerata, ma minima se in tal documento presenti il tuo piano per i prossimi cinque anni, se tanti saranno.

Come se l’avesse scritto un qualsiasi cittadino che non maneggia conti e modelli pubblici, non c’è traccia di nessun obiettivo minimo di spesa, non un modello di finanziamento della ricerca diverso dall’attuale, non si capisce se i fondi verranno distribuiti per singole unità oppure come al solito lanciati sul mare dell’università e poi cosa si prende si prende (prima causa di perdite inutili di denaro).

Insomma su un’iniziativa che sembrerebbe nobile, non c’è nessun metodo presentato. Potrebbe averla scritta il mio barista, diciamocelo.

Poi si parla di “maggiore coinvolgimento dell’Università nello sviluppo, culturale, scientifico e tecnologico del paese, con particolare riguardo agli ambiti della terza missione”.
Attrare in sostanza investimenti privati nei settori che potrebbero essere interessati, che è un’ottima iniziativa, essendo io forte sostenitore del rapporto con il privato quale investitore. Certo, alcuni settori di studio accademico in teoria non interessano il privato. Questi li lasciamo all’oscuro? Non si sa.

L’idea di una riforma dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, con un occhio a un reclutamento maggiormente specifico e meritocratico.
Anche qui alcune contraddizioni persistono. Da una parte allargare la No Tax Area, diritto allo studio, dall’altra non si parla di accesso con numeri limitati al posto di quelli inflazionati attuali.
Si parla poi del rafforzamento dell’istruzione telematica, ulteriori finanziamenti alla formazione online e al supporto digitale delle strutture, ma di fondi se ne parla anche qui pochi.

E poi bene la digitalizzazione, ma la ricerca in carne e ossa? Si pone la soluzione nel superare la precarietà “valorizzare i nostri docenti e ricercatori” oltre ad “assicurare adeguate condizioni lavorative” aumentando le risorse. Anche qui tutto tace su metodi, modelli e mezzi per arrivare a ciò.

Quello che ci sembra di capire per il futuro accademico è quindi che poco sappiamo di come potrà essere la programmazione, che quella presentata ora è piena di idee interessanti, ma non sviluppati oppure pensate senza tener conto della realtà progettuale ed economica.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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