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Chiamatela Bar-cellona…

Chiamatela Bar-cellona…

Triste panoramica di una bellissima città oscurata dalla sua banale, ma più gettonata, vita mondana. Per questo motivo la rinomino Bar-cellona. Picco

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Triste panoramica di una bellissima città oscurata dalla sua banale, ma più gettonata, vita mondana. Per questo motivo la rinomino Bar-cellona.

Piccola premessa: pontificare non mi piace per niente, ho una vita davanti per farlo, non comincio di certo ora.

Nonostante questo, però, se una cosa è vera è giusto che venga rimarcata, a prescindere dall’età.

Nella più classica delle vacanze con gli amici, a Barcellona diverse cose mi hanno colpito, purtroppo, molte in negativo… Dici Barcellona, e pensi? La Rambla, Parc Guell, Gaudì, Casa Battlò, e tantissimo altro ancora. Tiè, mi allungo anche al leggendario Camp Nou, perché pure lo sport fa parte della cultura di una città. “Més que un club” ( “Molto più di una squadra di calcio” ) , dicono loro. Figuriamoci.

Questi 5 giorni, però, mi hanno fatto capire una cosa sul turismo della città catalana: è che nonostante tutte queste bellezze da visitare e apprezzare, gran parte dei giovani non va lì per quelle. Occhio, non fraintendetemi, non voglio fare di tutta l’erba un fascio ( a proposito di erba, fra poco ci ritorniamo) ; ho visto anche tante famiglie girare per la città con lo spirito dei bravi viaggiatori.

Il punto è che a questo tipo di turismo doc, se ne è contrapposto un altro. Ben più popolare, numeroso, e concedetemi, ignorante. E’ molto semplice, gira intorno a due parole: discoteche e canne. Lo dico senza troppi tabù, che tanto lì è legale. Uno dei motivi per cui Barcellona è così frequentata dai giovani, infatti, è proprio questo: erba e fumo in nome della legalità, senza correre rischi. Come scritto all’inizio, però, non ho alcuna intenzione di ergermi a paladino di chissà quale valore, e per farvelo capire ci metto la faccia ammettendo che anche io, lì, non sono rimasto con le mani in mano ecco. Ciò che sto criticando infatti è l’eccesso di azioni del genere, come se fossimo in un luogo desolato e non sapessimo come trascorrere il tempo. Perché è così che si struttura la giornata tipo del turista becero a Barcellona: sveglia verso mezzogiorno e mezza, brunch, fumo, altre due-tre ore a casa perché ( anche comprensibilmente ) uscire nel primo pomeriggio è al confine col masochismo, partita di calcetto sulla Barceloneta, e.. qui veniamo al punto due. Le famose discoteche.

Prima di partire, consultandomi con amici, vedevo dipinti questi locali come se fossero la Terra Promessa, pieni di chissà quali mirabolanti doni.

E un po’ ammetto anche di esserci cascato. Due su tutte, lo “Shoko” e il “Pacha” . Neppure so bene cosa mi immaginassi di preciso e oggi, essendoci stato, mi chiedo a cosa diamine sia dovuto tutto questo successo. Ve le riassumo in poche battute. Esattamente sono due spazi di media grandezza super-affollatissimi; riesci a muoverti nello spazio di mezzo metro quadro, devi stare attento a non urtare involontariamente la persona sbagliata, e sudi come un cammello per il tempo della permanenza. Ah, questa la dovete sentire. Nel famoso “Pacha”, udite udite, per far entrare i ragazzi fanno la selezione dei vestiti. Una sera, prima di uscire, indossavo una camicia hawaiana, e un amico ben più esperto di me mi ha sconsigliato vivamente la scelta. Lì per lì rimango perplesso, ma gli do corda. E menomale. Si, perché la sera stessa si è presentata davanti a noi una scena analoga, e un povero ragazzo è rimasto fuori per il suo abbigliamento. Beh certo, presso un cenacolo del genere, mica ti puoi vestire alternativo… Per la cronaca, il tipo non si è perso niente.

Finisci la serata verso le 5, torni a casa stremato alle 6, e poi ti riagganci alla giornata tipo elencata sopra.

Per carità, ognuno della sua vita fa assolutamente ciò che vuole e io non sono nessuno per giudicare, ma a questo punto, davvero, perché non andare a Rimini, Gallipoli e posti simili. Si farebbero le stesse identiche cose, e per di più a due passi da casa nostra. Anzi, almeno si portano soldi al turismo italiano…

E’ proprio questa, infatti, la domanda che mi sono fatto durante il viaggio: ma se si sta a Barcellona come si potrebbe stare ovunque, senza godere dello spirito locale, tanto vale scomodarsi di meno, no?

#FacceCaso

Di Emanuele Caviglia

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