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Einstein e la sua relatività: ma sappiamo davvero cos’è?

Einstein e la sua relatività: ma sappiamo davvero cos’è?

Proviamo a fare luce su un argomento che tanti, forse troppi, hanno provato ad affrontare negli anni contribuendo alla diffusione di falsità storiche,

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Proviamo a fare luce su un argomento che tanti, forse troppi, hanno provato ad affrontare negli anni contribuendo alla diffusione di falsità storiche, imprecisioni scientifiche e interpretazione “fiabesche”.

Nel Giugno del 1905 Albert Einstein pubblica un articolo scientifico dal titolo “Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento” in cui illustra i principi della cosiddetta “relatività ristretta”, meglio conosciuta come “relatività speciale”.

Un po’ prima…

Fino a quel momento a governare l’interpretazione dei fenomeni del mondo fisico era stata la meccanica di Newton, teorizzata alla fine del diciassettesimo secolo ed in grado di spiegare le teorie dei corpi in movimento, l’elettromagnetismo di Maxwell, sviluppato nel diciannovesimo secolo per dare una spiegazione alle interazioni elettriche e magnetiche, e la termodinamica, ovvero, molto semplicisticamente, la branca della fisica che si occupa del calore.

Risultava però evidente che la fisica classica non potesse essere applicata al mondo microscopico e ai corpi in movimento con velocità prossima a quella della luce.
Alla fine del XIX secolo fu formalizzata l’impossibilità di dare un’interpretazione convincente ad alcuni fenomeni fisici (effetto fotoelettrico, effetto Compton, spettri atomici e di corpi neri…).
Inoltre appariva evidente come la meccanica di Newton e l’elettromagnetismo di Maxwell non fossero “coerenti” ovvero interpretabili in modo omogeneo sulla base di quanto ritenuto vero sino ad allora.

Ecco Einstein

La teoria di Einstein si inserisce in maniera originale e geniale in questo contesto. Il fisico tedesco fu infatti il primo ad ipotizzare che il problema potesse risiedere tra le leggi della meccanica, più datate e apparentemente più semplici e consolidate.
Convinto della sua intuizione egli formulò tre postulati di cui, il secondo, enuncia la ben nota e spesso richiamata anche in ambiti non scientifici, costanza della velocità della luce.
Nella teoria della relatività speciale viene abbandonata quindi l’idea di un tempo “assoluto”, uguale per tutti, indipendentemente dalla velocità dell’osservatore. Si parla in maniera scientifica della dilatazione del tempo e della contrazione delle distanze per un osservatore che si muove con velocità prossima a quella della luce.

In realtà le suddette dilatazioni e contrazioni si verificano per corpi in moto con velocità qualsiasi e quindi, per assurdo, anche per un corridore in moto a passo di marcia, per una macchina guidata in città, per un ciclista nel mezzo di un allenamento e perfino per due signore di mezza età impegnate in una passeggiata pomeridiana.

Ma se è veramente così, perché muovendoci da un posto ad un altro non ci siamo mai resi conto di quanto la distanza si stesse contraendo durante il movimento e di come il tempo si stesse invece dilatando? Semplicemente perché andiamo troppo piano.

Un esempio? Camminando a passo svelto, il tempo, per chi sta camminando, si dilata dello 0,00000000000002 % e lo spazio si contrae della stessa quantità.

#FacceCaso

Di Christian Di Carlo

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