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Ciao, sono un Docente e ti racconto il MIO primo giorno di scuola

Ciao, sono un Docente e ti racconto il MIO primo giorno di scuola

Le campanelle non sono tutte uguali, figurati la mia. Sono Pierluigi Di Clemente, docente del Liceo Farnesina di Roma e oggi voglio raccontarti cosa s

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Le campanelle non sono tutte uguali, figurati la mia. Sono Pierluigi Di Clemente, docente del Liceo Farnesina di Roma e oggi voglio raccontarti cosa succede nella testa di un prof. il primo giorno di scuola.

Quella del primo giorno di scuola rimbomba nelle orecchie più martellante delle altre: sarà che dopo un paio di mesi non sei più abituato, sarà che la senti mentre hai ancora nelle narici il profumo di salsedine dell’ultimo bagno dell’estate. O, più semplicemente, perché valichi l’ingresso nel momento in cui termina l’ultimo rintocco, con la vicepreside che ti
guarda sconsolata, battendo l’indice sul polso: sì, sono in ritardo già dal primo giorno.

Uno sguardo e pensate entrambi che sarà un lungo anno scolastico.

In sala prof, un fugace scambio di sorrisi abbronzati e abbracci profumati, prima di essere placcato dalla collega che si raccomanda che quest’anno non vuole entrare alle otto e vorrebbe evitare le ultime ore: maledico, in cuor mio, il giorno in cui mi sono offerto volontario per la commissione orario e ribadisco che sarà un anno molto lungo. Intanto in cortile c’è fibrillazione: tanno per entrare i nuovi iscritti, con i rispettivi genitori; ansiosi questi, spensierati i figli.

Occupandomi di orientamento, non posso sottrarmi a questo rito.

Imposto la modalità pazienza e sorriso, inserisco il pilota automatico e rispondo alle domande, sempre le stesse ogni anno. Congedati i genitori, la tregua è solo illusoria: l’orda famelica che esce dalle aule al suono della ricreazione mi fa rovesciare il primo caffè della mattina. Poco male, mi porterò avanti col lavoro: mi avvicino alla fotocopiatrice per preparare i test d’ingresso, quando, alle spalle, la collaboratrice mi urla che la macchina è inceppata. Rettifico: sarà un anno lunghissimo.

Ultima ora: entro in classe quinta.

Chiudo la porta, sono tutti in piedi. Mi viene in mente la prima volta che ci siamo incontrati, erano in seconda. Mi siedo sulla cattedra, come il primo giorno di quattro anni fa e a nulla vale il tentativo di evitare considerazioni
malinconiche su quanto siano cresciuti, perché ci conosciamo così bene che mi precedono: “Si ricorda che si è presentato come il prof di ginnastica? Con quel fisico ?!?” Risata generale. “Sempre gentili vi voglio bene anche io, grazie. Come avete passato le vacanze?”.

Dall’ultimo banco una mano alzata: “Me so’ lasciato, prof, dopo nove mesi, ma
me so’ innamorato de Catullo: me lo so’ letto e m’ha fatto passare da una presa a male a una presa a bene”
.

Sarà un anno lunghissimo; ma anche fighissimo…

#FacceCaso

Di Pierluigi Di Clemente

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