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How I met Taiwan, Capitolo 5: la lunch box

How I met Taiwan, Capitolo 5: la lunch box

Vi racconto la mia esperienza, le mie giornate, le mie paure e le mie gioie. Un diario di tutto il mio tirocinio nella bellissima Taiwan. Essere una

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Vi racconto la mia esperienza, le mie giornate, le mie paure e le mie gioie. Un diario di tutto il mio tirocinio nella bellissima Taiwan.

Essere una tirocinante può spaventare. Hai paura che ti facciano fare solo fotocopie o che ti facciano andare a comprare il caffè per tutto l’ufficio. Hai paura persino di non avere tempo per mangiare il misero sandwich che hai portato da casa per pranzo. E se invece il pranzo te lo offrissero tutti i giorni?

Ero già a conoscenza della gentilezza incredibile del popolo taiwanese ma mai avrei pensato che mi avrebbero offerto il pranzo tutti i giorni. In cosa consiste? Una lunch box di cartone divisa in quattro piccole sezioni in cui mettono di tutto. L’ingrediente fondamentale è il riso condito con del maiale sia disidratato sia immerso in una salsa di cui ignoro l’origine; negli altri scomparti, invece, posso trovare a sorpresa verdure, uova sode o strapazzate, tofu (con mia enorme ansia perché non riesco a mandarlo giù) o cotoletta. L’insieme non è affatto male, devo ammetterlo, ma le quantità non sono proporzionate per una ragazza italiana alta 1 metro e un soldo bucato!

Il cibo taiwanese stupisce tanto in senso positivo quanto in senso negativo. Ho assaggiato cose buonissime ma d’altro canto continuo a chiedermi come facciano a mangiarne altre. Come riuscire a resistere ai ravioli al vapore serviti caldi nei cesti di bambù? I wonton sono una delizia con la salsa piccante mentre jiaozi e xiaolongbao danno il meglio se accompagnati dalla salsa di soia.

Mangiare in Taiwan è un rito, un mantra: mangi perché devi farlo ma lo fai in grande stile. Qui non esiste il sandwich per pranzo (esclusi forse gli studenti universitari, sfigati per natura). Qui ti siedi, prendi le tue bacchette e assaggi di tutto: carne, pesce, uova, verdure, noodles, riso. Non c’è un criterio, devi prendere decisioni di pancia, totalmente random. Mentre il disco girevole sul tavolo ruota liberamente, afferra qualcosa provando a non far cadere tutto come ho fatto io durante una cena con i colleghi dell’ufficio, mangialo e continua così fino a scoppiare.

A volte puoi imbatterti in cibi dalla consistenza inquietante o dall’odore nauseante come nel caso dello stinky tofu (tofu fermentato super puzzolente).  Altre volte puoi rimanere estasiata/o dalla disposizione degli ingredienti nel piatto, dai colori sgargianti delle verdure, dai sapori gustosi delle pietanze. L’importante è non farsi fermare dalle apparenze, non pensare alla pizza e prendere coraggio. Dopotutto, se ti trovi a così tanti kilometri da casa, non puoi farti fermare dallo stomaco italiano: è ora di globalizzarlo!

Quando viaggerai in Asia, dunque, assaggia tutto: gua bao, noodles, ravioli al vapore, hot pot, fried rice, bubble tea, mooncakes. Prova tutto! Tutto eccetto lo stinky tofu

 

PS: se riesci a mangiare lo stinky tofu (o se lo hai già fatto e puoi raccontarlo), ti prego, scrivimi. Ho bisogno di sapere che esistono eroi moderni di questo tipo.

#FacceCaso

Di Giulia Pezzullo

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