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Giornata della Memoria. Concerto e letture alla Sapienza

Giornata della Memoria. Concerto e letture alla Sapienza

All'Università La Sapienza di Roma si è tenuto venerdì un evento che ha anticipato la Giornata della Memoria di oggi. Musiche e letture hanno commemor

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All’Università La Sapienza di Roma si è tenuto venerdì un evento che ha anticipato la Giornata della Memoria di oggi. Musiche e letture hanno commemorato la Shoah e il centenario della nascita di Primo Levi.

La memoria umana è uno strumento meraviglioso, ma fallace. Sono parole di Primo Levi, di cui quest’anno ricorre anche il centenario della nascita. Scritte ne “I sommersi e i salvati”, oggi, nella Giornata della Memoria, assumono un significato ancora più importante. Le testimonianze che lo scrittore piemontese sopravvissuto ad Auschwitz ha lasciato servono, al pari di altre, come monito per le generazioni presenti e future. Solo conoscendo gli orrori di quel passato e perpetrandone il ricordo sarà possibile impedire che si ripetano.

 

L’università La Sapienza di Roma, per adempiere a questo fondamentale compito commemorativo, organizza ogni anno una serie di eventi nella settimana precedente alla Giornata della Memoria. Venerdì 25 gennaio i ragazzi del progetto MuSa (acronimo di Musica Sapienza) hanno proposto un concerto di musiche classiche e cori Blues, accompagnando le letture di alcuni passi presi proprio dalle opere di Primo Levi. In questo modo si è colta anche l’occasione di celebrare l’eredità culturale di uno dei simboli della Shoah in Italia.

La sala all’interno del palazzo del Rettorato era abbastanza gremita. Due studenti del laboratorio di lettura espressiva della facoltà di Lettere, si sono alternati al leggio. Le musiche hanno assecondato i testi raccontati, divenendo via via più strazianti con la  tragicità della narrazione. Dalla descrizione di una amicizia distrutta dalle leggi razziali, tratta da “Il sistema periodico”, si è passati alle inumane sofferenze della prigionia. Toccante il pezzo estratto da “Se questo è un uomo”, in cui si raccontavano le violenze subite e il passivo abbrutimento dell’individuo difronte ad esse.

Tra i brani suonati, è risaltata la scelta di inserire tre musiche da ballo subito dopo il racconto della prigionia. L’autore, Jόzef Kropinsky, deportato a Buchenwald, trovò tra indicibili sofferenze la forza d’animo di scrivere la sua musica, lasciando accesa per sé e per i suoi compagni una flebile fiammella di vita.

In chiusura, nell’ultimo brano letto, tratto da “La tregua“, l’autore ha cercato di far comprendere quanto la sua vita da sopravvissuto sia stata segnata indelebilmente dalle atrocità provate nel campo di concentramento. Il finale musicale è stato affidato a tre voci del coro MuSa Blues che hanno intonato un salmo in lingua ebraica.

“Ogni tempo ha il suo fascismo” – scrisse Primo Levi sul Corriere della Sera nel 1974 – “se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà”.

Che la Giornata della Memoria serva a tutti anche per non scordare questi insegnamenti, sempre attuali e veritieri.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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