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Lettera di un maturando inc*****o

Lettera di un maturando inc*****o

Le parole rabbiose di un maturando romano. "Maturità t’avessi preso prima! Magari, almeno avrei avuto un’orale come si deve". Vi lascio le parole di u

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Le parole rabbiose di un maturando romano. “Maturità t’avessi preso prima! Magari, almeno avrei avuto un’orale come si deve”.

Vi lascio le parole di un maturando non proprio felice (diciamo così) che inquadra le sue difficoltà con questa Maturità 2019. Un messaggio a cui il MIUR dovrebbe fare decisamente caso…

Quest’anno il colloquio orale della Maturità cambia. Arrivano i “nodi concettuali”! Attenzione, la pluridisciplinarità non è un errore, anzi è uno degli obiettivi di una didattica che funziona. L’addio alla tesina è sintomo di qualcosa di più grave della riforma: la tendenza a sopprimere tutte le dimensioni, quali creatività, fantasia, passioni, desideri e – perché no? – dolori degli studenti, che sfuggono ai freddi calcoli e, dunque, al voto.

Riflettiamoci: per un professore è più facile valutare l’esposizione del “nodo concettuale” pre-selezionato o ascoltare e farsi trasportare dalla tesina nata da una passione particolare di uno studente? Non perdo tempo a rispondere. La tesina coniugava inclinazioni personali e didattica, ma è solo un ricordo. Semplificava la vita dello studente? Assolutamente no perché richiedeva capacità e conoscenze non indifferenti.

È vero: preparare a casa parte del colloquio rappresentava un vantaggio, ma è forse sbagliato avvantaggiarsi? Non è anche studiare per tutto il quinto anno un vantaggio? Togliamoci dalla testa che interrogazioni, compiti e Maturità debbano essere delle trappole. Ora, invece, l’esame risulta, almeno in questo primo anno, più difficile perché non corrisponde al percorso svolto. Uno studente di quinto è come un atleta che si è allenato per 3 anni a correre i 100 metri e scopre di dover fare il salto con l’asta il giorno della gara: non farà brutta figura, ma magari avrebbe lavorato più sull’elevazione che sullo stacco dai blocchi. Inoltre, quanti diranno “certo che se mi fosse uscito quel nodo…”? È educativo affidare alla sorte l’esito di un esame? Il Ministero spiega che garantirebbe l’uguaglianza ed eliminerebbe favoritismi. Purtroppo, però, manca il punto in cui si spiega come sia possibile creare 25 (o giù di lì) “nodi concettuali” di uguale difficoltà in ogni classe.

Magari fosse questo il dramma! Il vero problema è voler riformare la didattica cambiando l’esame di Stato, quando invece quest’ultimo dovrebbe essere il coronamento di un percorso orientato proprio verso esso. Al Miur hanno finalmente capito quanto sia importante connettere il sapere, ma sono partiti dalla fine, dall’esame, mica riformando i programmi per favorire il collegamento tra le materie. Studenti e professori sono costretti ad un approccio completamente utilitaristico, che è più che mai nocivo alla conoscenza. Allora, cari riformatori – sì, proprio voi che chissà da quanto non vivete davvero la Scuola – prima di proporci tutti ‘sti nodi, pensate a sciogliere quelli che avete in testa e poi magari, dialogando con i professori direttamente e quotidianamente coinvolti, riformate l’esame.

Lui è un maturando come altri, invischiati in questa rivoluzione. E tu? Che maturando sei?

#FacceCaso

Di Lorenzo Ancona

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