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In vacanza nella natura tra Umbria e Marche

In vacanza nella natura tra Umbria e Marche

Il racconto di una vacanza sugli appennini tra Umbria e Marche. La vita in zone sismiche, il contatto con la natura, tanta quiete e un pizzico di cult

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Il racconto di una vacanza sugli appennini tra Umbria e Marche. La vita in zone sismiche, il contatto con la natura, tanta quiete e un pizzico di cultura.

5 agosto 2019. A Roma l’asfalto rimane incollato sotto le scarpe se si cammina per strada per quanto fa caldo. Perché soffrire? Perché non trasferirsi una settimana in montagna, nella natura, al fresco? Detto, fatto. Un colpo di telefono ad un amico, biglietto del treno comprato al volo on line, teletrasporto fino a Termini, sedile lato finestrino e tanti saluti. Destinazione?

Foligno, provincia di Perugia. “lu centru de lu munnu“, stando alle tradizioni locali. Vai a capire il motivo. Fuori dalla stazione l’amico in macchina che aspetta. Da lì a casa sua c’è una buona mezz’ora di viaggio, ma solo perché hanno inaugurato la superstrada di recente. Altrimenti l’ora era intera. Tra una galleria e l’altra abbassando il finestrino si sente già il sapore di qualcosa che nella capitale non si percepiva più da mesi: l’ossigeno. Usciti dalla statale, presso Colfiorito (sempre in Umbria), un paio di tornanti portano leggermente più in quota. E si passa il confine. Regione Marche. Più precisamente, San Martino, frazione di Serravalle di Chienti, in provincia di Macerata.

Affacciandosi dalla finestra il panorama che si vede è, più o meno, quello nella foto qui sopra. Di notte il cielo sembra un planetario e, anche ad agosto, si dorme col pigiama lungo. La località è talmente sperduta che nemmeno le compagnie telefoniche sanno che esista. A Colfiorito il telefono può anche essere buttato nel secchio, tanto appena lasciato il paese avere una tacca di campo è raro come trovare un tartufo. Anzi di più. Perché lì di quelli se ne trovano ogni tanto (e accidenti se sono buoni!). La linea invece no. Men che meno internet.

Zone sismiche

Una volta trovati la quiete, il relax e il refrigerio, dopo i primi due giorni viene voglia di scoprire un po’ i dintorni. L’intera vallata fu epicentro nel 1997 di un terremoto. Lo stesso che, tra le tante tragedie, fece crollare anche un pezzo della basilica di San Francesco ad Assisi. E il più recente sisma del 2016 ha prodotto danni, in linea d’aria, solo qualche decina di chilometri più a sud, risparmiando invece le popolazioni che avevano già dato venti anni prima. Da quel evento catastrofico però la vita è ripartita, anche se con molte perdite per l’economia locale. Parecchi artigiani e gestori di piccole attività commerciali sono stati costretti ad abbandonare quei luoghi. Ora le varie località sono accomunate dalle caratteristiche casette di legno, progettate in via temporanea, ma poi riadattate a definitive. Accanto ad esse, gli edifici in muratura, pian piano ristrutturati, creano un quadro frastagliato di strutture eterogenee che però si incastona perfettamente alla natura del luogo.

Muovendosi per le strade di montagna c’è solo l’imbarazzo della scelta su dove andare a passeggiare. Facendo anghingò con le cime che circondano il paesino, la scelta è ricaduta sul monte Pennino. 1571 metri sul livello del mare. Ma lì per lì ancora non ci si rende conto di cosa significhi.

La gita in montagna

Sveglia presto, per evitare al ritorno di farsi la discesa sotto al sole cocente. Panini, acqua e occorrente negli zaini e amico a quattro zampe al guinzaglio.

Macchina nella piazzola di sosta (quota 839 s.l.m.) e si inizia a camminare. E dopo i primi passi si impara subito cosa significhi concretamente la fotosintesi clorofilliana che insegnano alle elementari. Nel bosco, alle 7 di mattina, per via della “respirazione” delle piante, il tasso di umidità è lo stesso del delta del Mecong. Percui tutta la piacevolezza della brezza mattutina è totalmente annullata dalla fatica per fare pochi passi. Ma il ricordo dell’inferno romano dà la giusta spinta per non curarsi delle gocce di sudore che lentamente bagnano la fronte. E si continua a salire. A Metà percorso il cane è diventato una sorta di trolley da portare su. Il fiato è corto. lo zaino sembra pesare il doppio di quando si è partiti. Rapido controllo alla mappa e si scopre che mancano ancora da salire 500 metri.

La natura incontaminata avvolge il sentiero e muta le forme via via che l’altitudine sale. La vegetazione in quota si fa più rada. Il bosco lascia spazio alla prateria. Poi, quando la lingua arriva sotto i tacchi, girandosi di spalle, ci si rende conto che ne è veramente valsa la pena. L’infinito circonda la vetta e nelle giornate più terse si riesce addirittura a vedere il mar adriatico.

Le fonti del Clitunno

La fatica dell’escursione in montagna non è per tutti. I dolori alle gambe nei giorni seguenti sono lì a ricordarti il motivo per cui (grazie a Dio) sono stati inventati ascensori e scale mobili. Non sempre però per apprezzare la bellezza bisogna faticare. Poco lontano da San Martino, tornando in Umbria, ci sono molti luoghi ameni da scoprire. Per esempio, vicino Trevi, precisamente a Campello, si trovano le “Fonti del Clitunno”. Fiume del bacino idrografico del Tevere (è affluente del Topino, che a sua volta confluisce nel fiume che attraversa Roma), le cui sorgenti erano già note in antichità. I romani vi svolgevano dei riti religiosi dedicati a Giove. È persino citato da Virgilio nelle Georgiche, da Giosuè Carducci nelle Odi Barbare e da poeti stranieri come Lord Byron, che ne parla nell’Aroldo.

Secoli fa erano probabilmente molto più imponenti al livello idrico. Poi a causa (ancora) di un terremoto nel 446 d.c. la conformazione geologica del suolo cambiò e oggi sono ridotte a poco più che uno stagno dalle acque quasi cristalline. In esse si specchia una natura rigogliosa tanto che l’UNESCO ha inserito l’intera area tra i patrimoni dell’umanità nel 2011.

Invito alla scoperta

Di bellezze sconosciute ai più ce ne sarebbero molte altre da raccontare. Della gastronomia meglio non dire niente, perché tra formaggi e ciauscolo (il “salame spalmabile”) chi è a dieta rischierebbe di essere disincentivato a venire. Se il solito mare annoia e la città sembra una gabbia, perché non provare a scoprire qualcosa di diverso?

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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