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I giovani sognano il successo, ma scarseggiano gli operai

I giovani sognano il successo, ma scarseggiano gli operai

Da un'inchiesta di OrizzonteScuola.it emerge che i giovani sono spinti alla ricerca del successo, ma poi scarseggia la manodopera. Ritorna l'eterno t

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Da un’inchiesta di OrizzonteScuola.it emerge che i giovani sono spinti alla ricerca del successo, ma poi scarseggia la manodopera.

Ritorna l’eterno tema dei giovani bamboccioni. Questa volta è un’inchiesta del portale OrizzonteScuola.it a parlare di vani sogni di gloria e assurde pretese delle nuove generazioni che comporta la scarsità di manodopera per le aziende. Secondo molte denunce raccolte qua e là nel paese (soprattutto al Nord) i ragazzi non sarebbero più disposti a fare gli operai perché troppo ammaliati dalla ricerca del successo facile. In più, dicono i datori di lavoro, misure di sussidio vengono male interpretate e abusate e così le persone preferiscono il divano. E la domanda sorge spontanea: c’è davvero così tanta fame di lavoro?

Trovare un neodiplomato elettrotecnico o un operaio specializzato sta diventando sempre più difficile, sostengono le associazioni di categoria. Chi si presenta ai colloqui chiede subito quanto si guadagna, quanti giorni di ferie si hanno, se si lavora il sabato e spesso, dopo un periodo di prova, decide di non proseguire. “L’artigianato e l’industria hanno bisogno di giovani – dice Gilberto Luppi, presidente della Lapam-Confartigianato Modena-Reggio Emiliama questi sono drogati da falsi miti“.

Il problema sarebbe nella visione distorta del mondo del lavoro negli occhi e nelle menti di una generazione cresciuta a pane e social. “Vi sono le persone che basano il successo economico sui social e percorsi accademici che non avranno sbocchi – prosegue Luppi – Gli esempi sono molti. Partiamo dall’edilizia. Per fare una casa servono cinque muratori, un geometra e un ingegnere, ma non troviamo più muratori. I giovani vogliono fare gli influencer o lavorare da casa online”.

Sul banco degli imputati per questa situazione ci sono tanto le famiglie, quanto il sistema educativo della società in generale, scuole comprese. Si passa da una riforma all’altra senza migliorare il rapporto diretto tra ragazzi e mondo del lavoro. In questo senso il presidente si dice molto critico verso l’alternanza scuola-lavoro. E poi ci sono i genitori che inculcano aspettative altissime nei figli e vedono il lavoro di manovalanza come castigo.

La risposta dei sindacati

Daniele Dieci, membro della Segreteria della Cgil di Modena, ha risposto così sulla questione: “Mi lascia perplesso il fatto che di fronte a uno scenario negativo come quello che abbiamo davanti, ci siano azienda che non trovano dipendenti“. Piuttosto, il sindacalista invita a spostare l’attenzione sul tasso di “disoccupazione da scoraggiamento” e sul livello di sottoccupazione. Molti giovani, infatti, pur di trovare un lavoro sono disposti ad accettare anche mansioni al disotto delle loro competenze. In più aumentano i contratti a tempo determinato, i part time imposti e le varie forme di precariato.

Non è perciò generalizzabile, secondo la sua visione, il problema di chi preferisce stare in panciolle piuttosto che investire in un lavoro contrattualizzato e giustamente retribuito.

Continua l’incomunicabilità tra le parti

Così, mentre le categorie produttive criticano atteggiamenti, comportamenti e inefficienze sistemiche, dalla parte dei lavoratori si insiste sul tasto della retribuzione e della qualità del lavoro. Due temi posti in contrapposizione, ma che nella realtà non dovrebbero esserlo. Il muro contro muro, inoltre, si consuma sulle spalle di milioni di under 30 che, oltre a non vedere una prospettiva di futuro davanti a loro, devono anche sentirsi insultati.

Forse confrontandosi sulle singole questioni, senza generalizzare, si può sperare di trovare proposte e soluzioni. È troppo chiedere di sedersi a un tavolo a ragionare nel merito anziché parlare per slogan? Quanto dovrà durare ancora questa incomunicabilità tra le parti, ormai diventata strumentale al sistema stesso, che si rifugia dietro facili luoghi comuni, prima che il problema venga affrontato sul serio?

 

#FacceCaso

Di Tommaso Fefé

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