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Le incognite sull’università fanno crollare gli affitti per i fuori sede

Le incognite sull’università fanno crollare gli affitti per i fuori sede

Sulle università italiane gravano numerose incognite per il nuovo anno accademico. E questo influisce sul mercato degli affitti per i fuori sede. Gli

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Sulle università italiane gravano numerose incognite per il nuovo anno accademico. E questo influisce sul mercato degli affitti per i fuori sede.

Gli studenti universitari italiani sono nel panico. Si sentono abbandonati. Innumerevoli incognite gravano sull’imminente ripresa del nuovo anno accademico. Lezioni in presenza o a distanza? Metà e metà? Mascherine? Orari scaglionati per le lezioni? Chi più ne ha più ne metta. In tutto questo marasma di punti interrogativi ansiogeni c’è però uno spiraglio di positività. Almeno per i fuori sede. E sempre ammesso che in autunno sarà possibile muoversi da regione a regione. Il che, visto i dati sui contagi, non è poi così scontato.

Ma venendo al punto, secondo dati raccolti da noti siti per affitti immobiliari c’è un autentico crollo dei prezzi delle stanze e degli appartamenti per studenti. Soprattutto nelle grandi città, il Covid ha avuto l’effetto di svuotare gli atenei di ragazzi che venivano da fuori. Molti hanno disdetto gli affitti, e tanti altri sono in procinto di farlo.

Il calo dei costi è dunque effetto della principale legge di mercato su domanda e offerta. Dopo anni di carenze abitative, che hanno costretto studenti di ogni età a pagare degli spropositi anche per delle bettole, secondo quanto riporta il quotidiano Repubblica si assiste ora a picchi di offerta anche del 290% in più rispetto a un anno fa. A Milano, la più cara, una stanza non supera i 570 euro al mese. Molto meno invece Roma, Bologna o Firenze dove la media si aggira intorno ai 400.

Insomma, non tutto il male viene per nuocere, verrebbe da dire. Anche perché se sarà confermata l’intenzione di proseguire con la didattica a distanza anche in ambito accademico, almeno nei prossimi mesi non si avrà a che fare con lezioni in aule sovraffollate. Resta da capire sulla base di quali criteri si deciderà chi e quanti potranno seguire in presenza e chi sarà costretto a restare a casa. Ma, a prescindere dalla risposta che (si spera) arriverà dalle istituzioni, è indubbio che alcuni sceglieranno comunque di lavorare e studiare da remoto, senza impelagarsi in kilometrici spostamenti.

Certo, sarebbe bello che questi problemi venissero risolti da interventi mirati e non da una pandemia che ha portato centinaia di migliaia di morti. Ma per ora ci si deve accontentare.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefé

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