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Disoccupazione giovanile: Italia seconda, siamo davvero così svogliati Giovany?

Disoccupazione giovanile: Italia seconda, siamo davvero così svogliati Giovany?

La disoccupazione giovanile torna a crescere a marzo e si fissa al top dopo quella spagnola tra i Paesi Ocse, ma è veramente solo colpa nostra? Secon

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La disoccupazione giovanile torna a crescere a marzo e si fissa al top dopo quella spagnola tra i Paesi Ocse, ma è veramente solo colpa nostra?

Secondo le tabelle pubblicate a Maggio dallOcse la disoccupazione giovanile in Italia è passata dal 31.9% al 33%, peggio di noi solo la Spagna. I Giovany nel nostro Paese, si sa, vengono sempre dipinti come svogliati e poco inclini a rimboccarsi le maniche per trovare un impiego (l’aggettivo “choosy” o vi dice nulla?).

Eppure non è solo colpa nostra, anzi forse non ne abbiamo davvero nessuna. Andiamo a vedere perché non è proprio facile avere 21 in Italia anni nel 2021.

I dati sulla disoccupazione sono sicuramente preoccupanti, ma c’è da ricordare anche che chi il lavoro ce l’ha, spesso non ha la stessa possibilità di replicare il successo economico dei propri nonni e genitori. Come riportato dai dati pubblicati sulla pagina Instagram di Factanza stipendi bassi, lavoro precario, welfare più debole e richiesta di una formazione sempre più specializzata hanno reso i Giovany sempre più incapaci di rendersi indipendenti dai propri genitori e di guadagnare quanto loro stessi o i loro nonni facevano alla loro stessa età.
Spesso e volentieri non abbiamo altra scelta che rimandare la ricerca di un lavoro, continuare a formarci e nel frattempo rimanere a vivere con i nostri. Di conseguenza anche il momento in cui si lascia il porprio nucleo familiare per andare a vivere da soli viene rimandato.

I NEET (giovany che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro) sono in Italia attualmente 2 milioni, secondo gli ultimi dati Instat del 2019. La situazione è poi sicuramente peggiorata con la pandemia e l’isolamento.

Come riporta il Sole 24 Ore, la difficoltà per i Giovany di inserirsi nel mercato del lavoro è anche data da un gap importante nelle competenze, venutosi a formare a causa della discontinuità nel percorso scolastico di molti a causa del lockdown. Secondo l’Istat, durante questo periodo, circa tre milioni di studenti di età compresa tra i 6 e i 17 anni hanno avuto difficoltà a seguire le lezioni da remoto.

Va aggiunto anche che, a fronte di questa drammatica situazione, ci si aspettava di più dalla politica. I Giovany non rappresentano una fetta di elettorato su cui si concentrano le attenzioni dei politici. Preferiscono favorire altre fasce d’età, che possono portare loro più voti a breve termine (vedi tutti i provvedimenti che si sono concentrati sulle pensioni). Rimane la timida proposta di Enrico Letta della “dote” ai 18enni, che però ha attirato su di sé molte polemiche. L’elettorato anziano ha spesso un peso molto più importante e di conseguenza i Giovany fanno fatica a trovare un’offerta politica vicina ai propri bisogni.

#FacceCaso

Di Beatrice Offidani

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