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L’Accademia italiana e i suoi giovani con un futuro incerto: la storia di Massimo Piermattei

L’Accademia italiana e i suoi giovani con un futuro incerto: la storia di Massimo Piermattei

Sono in tanti i ragazzi che scelgono la carriera universitaria e, complice l’insufficienza dei finanziamenti, molti di loro non riescono a conquistars

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Sono in tanti i ragazzi che scelgono la carriera universitaria e, complice l’insufficienza dei finanziamenti, molti di loro non riescono a conquistarsi il proprio posto, semplicemente perché spesso non esiste.

È sempre più preoccupante il trend negativo che sta investendo il mondo accademico. Vi parlo della storia di Massimo Piermattei.

In tanti sono i ragazzi che tentano la carriera universitaria, disposti a sopportare anni e anni di gavetta, strutturati o meno, con un assegno di ricerca o anche gratis.

In molti, sconfortati e delusi, spesso decidono di cambiare strada, abbandonare tutto e ricominciare, come ha fatto, appunto, Massimo Piermattei, storico dell’Integrazione europea, che ha recentemente salutato l’Università per mettersi a vendere ricambi d’auto.

È lui stesso a raccontare la propria storia con una lettera inviata a “La Repubblica”, tra ricordi, molti amari, e denunce.

“Ciao, sono Massimo. Ero uno storico dell’Integrazione europea, ho 39 anni e ho deciso di smettere con l’Università […] Ho iniziato a studiare Storia dell’integrazione europea all’università, e fu un colpo di fulmine. Dopo il dottorato ho iniziato a farmi le ossa: un periodo all’estero, un assegno di ricerca, i contratti. Da allora ho scritto due monografie e più di 25 saggi e articoli in italiano e inglese; ho partecipato a seminari e convegni portando in giro per il mondo il nome dell’università per cui lavoravo. […] Ma la svolta non c’è stata, e la scelta si è fatta improrogabile: restare o andar via?”

Dopo anni di lavoro, seminari, lezioni, ricerche commissionate per racimolare qualche soldo in più, le promesse di un posto fisso non sono mai state mantenute e a 40 anni, con una famiglia a carico, diventa difficile vivere di sogni che non diventano realtà.

“Quanti sacrifici hanno fatto mia moglie e i miei due bimbi perché io potessi ancora tentare. Chi si occupa di discipline umanistiche è un orfano tra gli orfani. Nel discorso pubblico, ormai da anni, vale solo la “tecnica”, la ricerca “vera”.[…]Lungi da me il denigrare la scienza: viva le macchine! Viva i laboratori! (Da qualche settimana, per vivere, vendo ricambi d’auto). Ma il nostro rifiuto della Storia è vergognoso”.

L’università italiana è uno dei fiori ad occhiello del nostro paese, in grado di produrre da sempre illustri menti che portano alta la bandiera in tutto il mondo, tutt’altro che una spesa inutile da tagliare. È questo che vogliono i governi? Un impoverimento della cultura nostrana?

Speriamo che la storia di Massimo Piermattei serva ad aprire un po’ gli occhi.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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