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Le pagelle delle università italiane: i voti del QS World University Rankings

Le pagelle delle università italiane: i voti del QS World University Rankings

Cosa rende un'università migliore di un'altra? I criteri sono tanti e molto precisi: scopriamoli e cerchiamo di capire l'Italia come se la passa... C

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Cosa rende un’università migliore di un’altra? I criteri sono tanti e molto precisi: scopriamoli e cerchiamo di capire l’Italia come se la passa…

Ci dicono da sempre che i voti sono importanti. A scuola, all’università, a lavoro… Sempre!

Da quando abbiamo sei anni veniamo inseriti all’interno di un sistema in cui per qualsiasi cosa facciamo ci viene assegnato un numerello. Sei andato bene: 7. Ottimo: 9. Non proprio sufficiente: 5. Puoi fare di meglio: 6. E così le elementari, le medie e poi ancora il liceo e per chi vuole, anche l’università.

E se vi dicessi che è arrivato il momento di dare noi i voti?

Non proprio noi, ma ci ha pensato QS (Quacquarelli Symonds) World University Rankings.
Una prestigiosa classifica dei migliori atenei al mondo, la più completa nel suo genere. Infatti mette in fila 1500 di questi, in base a vari indicatori statistici, assegnando poi un punteggio generale dall’1 al 100 facendone una media ponderata. L’obiettivo? Aiutare gli studenti a trovare l’opzione migliore per loro, mettendoli di fronte a fatti concreti, analisi di esperti e dati.

Reputazione

Tra gli indicatori utilizzati e con maggior peso, troviamo la reputazione accademica, ovvero la qualità dell’insegnamento e della ricerca; la reputazione del datore di lavoro, misurata in base a come le università preparano i propri iscritti ad avere una carriera di successo e chi fornisce i laureati più competenti, innovativi ed efficienti; egualmente importante è il rapporto facoltà/studenti, il quale riconosce che un alto numero di accademici per studente riduce il peso dell’insegnamento e crea un’esperienza educativa più supportata. Ciò vuol dire che più attività di tutoraggio ci sono e meglio è.

Multiculturalità

Altro importante indicatore è la percentuale dei frequentanti stranieri. Un’università globalizzata dimostra l’abilità dell’ateneo di attrarre studenti e staff da tutto il mondo, ed implica una visione aperta ed internazionale.
In cima alla classifica troviamo niente di meno che i rinomati Massachusetts Institute of Technology (MIT), Harvard, l’University of Cambridge ed Oxford. I quali vantano di un punteggio che va dal 97 al 100.

La prima università italiana che troviamo all’interno della lista, si trova al 139esimo posto: il Politecnico di Milano. Seguono al 167esimo l’Alma Mater Studiorum di Bologna e la Sapienza di Roma al 171esimo.

Attenzione: ciò non vuol dire che siano considerate un’eccellenza. In realtà il punteggio medio di questi istituti è 50/100. Abbiamo buoni voti per quanto riguarda la reputazione accademica, la qualità dei professori, ed i lavori di ricerca ma ci mancano gli studenti internazionali, i tutor e le attività di sostegno, ed una buona preparazione al mondo del lavoro.

Insomma, siamo più concentrati sugli insegnanti che sui frequentanti. Chi lo avrebbe mai detto…

La mia esperienza

Da studentessa universitaria tornata recentemente da un Erasmus in Belgio ho potuto notare la differenza di servizi offerti all’estero. Infatti alla Vrije Universiteit di Bruxelles, vi era una segreteria funzionante, aperta tutti i giorni, con impiegati molto disponibili e gentili, la possibilità di avere un tutor individuale, senior che aiutavano le matricole, uno sportello psicologo, club lgbtqia+, professori che si rendevano disponibili a rispondere a tutte le domande su una community aperta a tutti e tanto altro. La cosa più importante?
Il rapporto umano tra istituzione e studenti.
Quello che secondo me è la più grave mancanza nel nostro sistema universitario.

Di Alice Fuschiotto

#FacceCaso

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