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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo EP di proia

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo EP di proia

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è proia a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP. Esce venerdì

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è proia a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP.

Esce venerdì 28 aprile 2023 “Il controesodo”, il nuovo EP di proia, una raccolta in cinque tracce con cui con cui l’artista ci accompagna in un mondo di “musiche fragili come case antiche”. Un progetto art pop con influenze cantautorali da ascoltare senza pregiudizi, lasciando che l’orecchio si faccia testimone di una vita che altro non è che un “catalogo di storie”.

Abbiamo colto l’occasione per scambiare qualche parola con l’artista, come sempre senza dimenticarci di porre un accento sulla sua esperienza scolastica.

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che iniziare col chiederti qualcosa sul tuo percorso scolastico.
Ho la maturità classica. Poi ho studiato Scienze della comunicazione, sia triennale che magistrale. Poi ho preso una magistrale in Filosofia. Al momento sto studiando per un’altra magistrale in Filologia moderna. Sono un indeciso.

E che tipo di rapporto hai invece con lo studio della musica? Si può fare musica senza studiarla?
No, nel senso che tutte le cose di cui si è appassionati si studiano, in qualche modo. É che ci sono infiniti modi di studiare una cosa. Io ho studiato musica in senso teorico solo poco tempo quando ero bambino. Poi ho sempre suonato e basta. Infatti, sono molto limitato a livello tecnico. C’è da dire che la tecnologia aiuta molto in questo senso. Vorrei saper suonare meglio, ma per questo avrei dovuto studiare nel senso tradizionale del termine. Io mettevo i dischi e ci suonavo sopra, questo era il mio metodo.

Il concetto di “controesodo” ricorda sempre la fine dell’estate e il ritorno tra i banchi di scuola e alla vita di città. Come trascorrevi le tue estati ai tempi della scuola?
Sempre in movimento, cosa contraria alla mia indole. Si stava in giro in bicicletta per ore la mattina, poi le partite di calcio al pomeriggio, le corse per il nascondino la sera. Una vita molto sana, se ci penso. In paese poi c’è grande libertà di movimento, potevamo andare ovunque volessimo. Tutto questo prima del controesodo, quando gli amici che dalla città venivano in campagna erano costretti ad andare via.

Nel 2022 sei stato tra i partecipanti di Musicultura. Cosa ti porti dietro da questa esperienza?
Mi porto dietro una multa per divieto di sosta. Oltre questa tante persone conosciute, soprattutto artisti con i quali sono ancora in contatto, mi porto dietro le prove con la band messa su per l’occasione. Soprattutto non posso dimenticare un teatro pieno di gente che ti fissa.

Nel 2018 invece hai pubblicato il tuo primo libro “Ordinari Imprevisti”. C’è qualche connessione tra quest’opera e i tuoi brani?
Cerco di tenere scrittura e musica sempre ben distinte, ho paura di confondermi. Ci sono dei tratti in comune però, in fondo sono sempre io che dico ciò che ho da dire. Poi c’è una certa tendenza alla sintesi che si può riscontrare in entrambi gli ambiti, per questo la forma del racconto breve è quella che prediligo. Le canzoni poi difficilmente superano i tre minuti. Un ascoltatore/lettore saprà anche riconoscere un certo modo di vedere il mondo, le angolazioni con cui guardo la realtà sono le stesse.

#FacceCaso

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