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Scuole all’A-B-C: le fasi della riforma

Il governo è pronto ad attuare il quarto step del piano 'Buona Scuola'. Ripercorriamo tutte le fasi di questa riforma. Più che una riforma, la 'Buona

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Il governo è pronto ad attuare il quarto step del piano ‘Buona Scuola’. Ripercorriamo tutte le fasi di questa riforma.

Più che una riforma, la ‘Buona Scuola’ ha assunto le tinte di un piano militare. Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, in queste settimane, ha, assieme al Governo, dapprima stilato le linee guida e poi ufficializzato le vere e proprie fasi di una riforma che dovrebbe modificare radicalmente la Scuola italiana. Il salvadanaio per la realizzazione della ‘Buona Scuola’ è di quelli importanti: 1000 milioni per il quadrimestre settembre-dicembre del 2015 per salire poi a 3000 milioni per il 2016. Andiamo, però, a riassumere le varie fasi di attuazione.

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La Fase zero: basta precari

I docenti precari si vedono recapitare la domanda di assunzione a tempo indeterminato. I posti a disposizione sono 36.627 e si dividono tra posti comuni (21.880) e di sostegno (14.747). Le convocazioni seguono la procedura standard, ossia quella che si basa per un 50% sulle graduatorie dei concorsi a cattedra del 2012, del 1999 e del 1990 e per l’altro 50% sulle graduatorie delle singole province ad esaurimento. Dalla fase successiva le graduatorie del ’90 e del ’99 non valgono più.

La Fase A: riempire gli ultimi buchi

E’ lo step che punta a coprire i posti fissi disponibili rimasti vacanti negli ultimi anni a causa della mancata autorizzazione economica del Ministero dell’Economia. Cifre alla mano, parliamo di 10.849 posti previsti per il turnover scolastico e vengono ripartiti tra precari e vincitori di concorso. Inoltre, i supplenti trovano lavoro nella provincia in cui sono inseriti oppure nella regione in cui hanno effettuato il concorso nel 2012.

La Fase B: l’alba della “mobilità forzata”

Iniziano i problemi. Bisogna ripartire i residui 16mila posti disponibili (cifra basata su un calcolo del Miur), di cui oltre la metà è assegnata al sostegno dei disabili. E’ una fase diretta a chi non è rientrato nelle assunzioni della A: gli aspiranti docenti fissi devono spedire tramite mail le domande di assunzione evidenziando le province o le regioni in cui preferirebbero lavorare. Ed ecco i problemi: parte ufficialmente la suddetta “mobilità forzata”. Se tra le sue preferenze il docente ha segnato una residenza in cui non c’è disponibilità, viene reindirizzato in un’altra regione o provincia senza poter controbattere: è il destino toccato a 7mila docenti su 9mila.

La Fase C: la conclusione del piano(?)

Ultimo step del piano. Punta a coprire i 55.258 posti del potenziamento previsti dalla Legge 107/2015 e possono accedervi gli aspiranti docenti non di ruolo iscritti a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento e nelle graduatorie del concorso 2012 che non hanno avuto una proposta di nomina nelle fasi precedenti. Lo scopo di questa fase è quello di evitare le cosiddette ‘ore di buco’ con l’aggiunta di ulteriori docenti sebbene delle nomine, prima del 20 novembre, non se ne vedrà neanche l’ombra calcolando che continua ad essere previsto l’inserimento delle preferenze ma sul portale online la segnalazione sarà disponibile solo dal 10 ottobre.

Il Governo ha individuato sette aree dell’offerta formativa per le scuole da potenziare: linguistica, umanistica, scientifica, socio-economica, artistica e musicale, laboratoriale e motoria. Ecco, il nodo della questione sta nel fatto che non è sicuro che per ognuna di queste aree arrivi un insegnante specializzato perchè verrà data la precedenza ai docenti seguendo la graduatoria. In soldoni, si rischia di trovarsi a studiare musica con un prof di storia dell’arte? Può essere…

Il piano è in fase di attuazione. Avanti tutta, tra fasi e polemiche che caratterizzeranno l’anno scolastico 2015/2016.

Di _Riccardo Zianna_

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