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Lo stiramento del seno, una violenta pratica sulle bambine del Camerun

Lo stiramento del seno, una violenta pratica sulle bambine del Camerun

Un' usanza che colpisce le bambine africane tra gli 8 e 11 anni, con lo scopo di far scomparire i loro seni e privarle della purezza femminile. Dopo l

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Un’ usanza che colpisce le bambine africane tra gli 8 e 11 anni, con lo scopo di far scomparire i loro seni e privarle della purezza femminile.

Dopo la pratica dell’infibulazione, che prevede la mutilazione genitale femminile, le giovani bambine africane continuano ad essere sottoposte a violenti riti, all’origine dei quali il motore di avvio è la crudeltà stessa. Lo stiramento del seno è un rituale per le piccole tra gli 8 e 11 anni, con lo scopo di estirpare le ghiandole mammarie e impedire la naturale crescita del seno. Con la nascita dei primi segni visibili della sessualità femminile, il corpo delle giovani africane inizia ad essere soggetto di apprezzamento da parte del sesso opposto, e per paura che questo induca ad un prematuro rapporto sessuale, le mamme e le nonne danno avvio al rito dello stiramento del seno: “Così gli uomini non le desidereranno e le salviamo da possibili violenze, gravidanze precoci, stupri.” Un trattamento atroce imposto a bambine che all’alba si recano ad attingere l’acqua al fiume, riempiono le catinelle e poi si aiutano a vicenda a metterle in bilico sulla testa. Vestite con abiti lunghi di cotone che coprono l’intero corpo, le giovani africane si limitano a soffrire in silenzio mentre la fasciatura avvolta al petto schiaccia il loro il seno, giorno dopo giorno.

Amèlie è una giovane africana che ora ha 24 anni: “Ne avevo tredici quando mia madre si è accorta che cominciavano a ingrossarsi i seni. Mi ha detto: questo non va bene, adesso gli uomini cominceranno a guardarti perchè sanno che sei una donna. Allora faremo come mia madre ha fatto con me, come tutte abbiamo imparato a fare. Da quel giorno, ogni mattina e ogni sera, con una pietra arroventata al fuoco ha cominciato a passare e ripassare il mio petto mentre urlavo di dolore, con il fine di cancellare il nocciolo all’interno e farlo scomparire. Sono serviti solo 3 mesi per farlo scomparire provvisoriamente. I seni sono ricomparsi solo 3 anni dopo”. Così Amèlie racconta la sua tragica storia, dando voce all’ingiustizia e al dolore provato da tutte le adolescenti che, come lei, non si sono ribellate e non possono ribellarsi. E forse neanche viene naturale farlo. Perchè lo stiramento del seno è una pratica attuata tra donne all’interno della stessa famiglia, un circolo silenzioso che spesso tiene fuori anche i padri e i fratelli, ignari del trattamento a cui sono sottoposte le giovani africane. Di questo rituale atroce restano segni indelebili: gravosi e visibili sul fisico e dannosi per la psiche. Le future donne del Camerun, sono segnate da profondi traumi psicologici che rendono impossibile vivere in modo sano la propria sessualità, e poi a seguire le dolenti conseguenze fisiche come cisti, cicatrici, seni senza più consistenza, piaghe profonde e casi di cancro al seno.

Perchè, spiegano i medici, “cancellando la ghiandola mammaria si cancella il nocciolo della cellula.” Nonostante corra l’anno 2015 la strada del progresso sembra lontana da queste civiltà, e il popolo del Camerun, come molti altri paesi africani, naviga ancora in vecchi riti che sembrano maledettamente duri a morire. Negli ultimi anni si è registrato un aumento di casi di “Breast ironing”, “stiramento del seno”, che vede il 53% delle bambine africane vittime di questo violento rituale. Ad oggi, una tra le prime associazioni in movimento, per abolire l’atroce trattamento, è la CAME Women and Girls Development Organisation che, oltre a vigilare all’interno delle stanze di alcune case della città, ha recentemente organizzato una conferenza a Londra per sensibilizzare l’opinione pubblica a tutela delle vittime africane di questo rito. Ma nel frattempo la consuetudine continua a tramandarsi senza indugio e ancora oggi viene messa in atto da componenti delle famiglie del Camerun, artefici di una violenza fisica e psichica che sembra irrefrenabile.

Di Valeria Santarelli

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