Tempo di lettura: 3 Minuti

Alma Mater di Bologna e il futuro incerto di 200 ricercatori

Alma Mater di Bologna e il futuro incerto di 200 ricercatori

Entro il 2018 scadranno ben 200 assegni di ricerca all’ Alma Mater Studiorum bolognese. Questo significa futuro incerto per moltissimi ricercatori, pe

All’università di Bologna un questionario per conoscere l’opinione di tutti e affrontare insieme le sfide future

In attesa del quizzone, come trascorreranno il weekend i maturandi?
Università di Bologna, via alle assunzioni

Entro il 2018 scadranno ben 200 assegni di ricerca all’ Alma Mater Studiorum bolognese. Questo significa futuro incerto per moltissimi ricercatori, per la maggior parte giovani ragazzi. Saranno costretti ad emigrare?

Alma Mater Studiorum in piena crisi. D’altronde, quella dei ricercatori italiani è una realtà paradossale. Dico paradossale perché, se da una parte essi si trovano in cima alle classifiche di tutto il mondo nei propri campi di competenza, dall’altra, sono trattati da nostro Stato come fossero l’ultima ruota del carro.

Tutti ce li invidiano e noi non facciamo niente per tenerceli stretti, anzi, li facciamo fuggire all’estero, disperati per aver trovato isolo porte chiuse in Italia.

È una triste storia che si ripete, ormai da troppo tempo, nel nostro Paese, quella dei ricercatori precari, con finanziamenti ridicoli e senza la possibilità di guardare al domani.

L’ultimo caso reso noto riguarda l’Università di Bologna, una pietra miliare per il mondo accademico nostrano, dove la Rete dei Precari della Ricerca e della Didattica dell’Università di Bologna ha, attraverso un comunicato, denunciato la situazione.

Ben 200 assegni di ricerca sono in scadenza entro il 2018 e l’ Alma Mater Studiorum non ha ancora adottato alcuna contromisura per evitare le tristi conseguenze che deriverebbero da un taglio così ingente al mondo della ricerca.

“Il problema degli assegnisti in scadenza era facilmente prevedibile, ma è stato solo grazie alle nostre continue pressioni sul tema che siamo riusciti a ottenere una cifra precisa dal nostro Ateneo: 200 ricercatori a rischio da qui a fine 2018.
Data la gravità del problema, crediamo che il nostro Ateneo non possa limitarsi a tamponare la falla e tirare a campare in silenzio, ma che debba invece rendersi protagonista di una gestione trasparente, credibile e responsabile delle proprie risorse, coerentemente col mandato elettorale”.

Il problema, che evidentemente non è solo dell’Università di Bologna, dovrebbe essere affrontato con misure diverse.

  • Sia calate dall’alto, attraverso finanziamenti statali e una gestione più oculata e razionale delle risorse da parte delle stesse università;
  • sia dal basso, cosa che succede continuamente visti i compromessi che i ricercatori sono costretti ad accettare quotidianamente.

Per fare arrivare nelle stanze del potere tali denunce, ma anche quelle di tutti i ricercatori italiani, e per salvare l’università italiana da un inevitabile declino, l’on. Giovanni Paglia di Sinistra Italiana ha proposto un’interrogazione parlamentare, su richiesta della Rete, di cui si aspetta con ansia una risposta.

Solo allora, magari, potremmo sapere cosa ha intenzione di fare veramente il nostro Paese di quella che era, una volta, una delle più brillanti realtà accademiche del mondo.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0