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Vivere positivamente con un positivo? Si può fare, parola mia!

Vivere positivamente con un positivo? Si può fare, parola mia!

Il Covid ci sta mettendo alla prova, tutti abbiamo cambiato abitudini. Ma come si affronta la convivenza in casa con un familiare risultato positivo?

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Il Covid ci sta mettendo alla prova, tutti abbiamo cambiato abitudini. Ma come si affronta la convivenza in casa con un familiare risultato positivo?

È così che avviene: di punto in bianco veniamo catapultati all’interno di una realtà che rivoluzionerà, si spera momentaneamente, il nostro modus vivendi casalingo. Per questo è necessario non farsi trovare impreparati nel caso ci si ritrovi con un positivo in casa.

Dando per scontato che il contagiato abbia attuato tutti i protocolli di sicurezza, slittiamo alla fase in cui il resto dei conviventi deve adottare un (inizialmente difficoltoso) autocontrollo, al pari di un monaco buddhista tibetano.

Tranquillizziamo il pubblico più sensibile ricordando che, secondo gli esperti, le regole iniziali sono rimaste invariate: rimane quindi il trittico mascherina, igienizzazione e distanziamento sociale nei confronti del contagiato che verrà isolato. In particolar modo per l’isolamento, sussistono diverse opzioni. Vediamo quali.

Nel caso più semplice, ci troviamo di fronte a un “recluso” costretto a vivere isolato fino alla sua negativizzazione, come la principessa Rapunzel per intenderci… Con la sua stanza, con il suo bagno e con la sua interminabile pazienza, abbassando in tal modo l’asticella dell’allarmismo degli altri conviventi.

Il tutto diventa più complesso, ma non impossibile, quando non si può impedire la delimitazione degli spazi di condivisione. La soluzione? Un’accurata sanificazione degli oggetti e delle aree in comune, specialmente cucina e bagno, associata a un più frequente ricambio dell’aria. E se questo non fosse possibile? La Asl ha previsto delle strutture apposite.

E i conviventi? “Ho fatto il tampone e sono negativo! Ciao mamma, ciao papà, io esco…”. Assolutamente no!

Perché dove non arriva il buon senso, arriva la quarantena fiduciaria – no, non è il titolo di un film di Woody Allen – che, come viene descritta dal Ministero della Salute, si attua con una persona sana che è stata esposta ad un caso di COVID-19; il periodo di quarantena dura 14 giorni, quelli successivi alla data dell’ultima esposizione (periodo massimo di incubazione). In pratica, non ho contagiato chi ho visto prima, ma comunque il virus potrebbe manifestarsi dopo.

Finiti i giorni di quarantena? Via con il prossimo tampone che, se ancora negativo, ci regala una gioia e il biglietto per riprendere il viaggio verso la “normalità”.

Quindi, stay positive!

Cioè non in quel senso… ma come se, non il tampone… vabbè avete capito!

#FacceCaso

Di Eleonora Santini

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