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In calo le entrate all’Università: -15%

In calo le entrate all’Università: -15%

Ultimi cinque anni catastrofici, per questo ci sono stati tagli sulle uscite del 11,5%, soprattutto per le spese per il personale. Per sopravvivere, l

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Ultimi cinque anni catastrofici, per questo ci sono stati tagli sulle uscite del 11,5%, soprattutto per le spese per il personale.

Per sopravvivere, le università attingono soprattutto dall’autofinanziamento e puntano tutto sulle tasse e i contributi: scelta obbligata visto che dal 2010 il fondo finanziamento ordinario ha perso un miliardo.
Oggetto di corsi e convegni, la strategia dell’autofinanziamento universitario ha dato modo di verificare l’ingente crisi di risorse che affligge gli atenei, ma anche di studiare la risposta con cui le università hanno cercato di fornire lo stesso tipo di servizi e prestazioni.
In cinque anni, le spese per il personale hanno influito sul bilancio delle università meno del 13,8%, me tre sono cresciute del 2%, quelle destinate ai servizi per gli studenti, ai bandi per la mobilità, agli assegni di ricerca e alle scuole di specializzazione.
Crescono anche le “spese di funzionamento”, quelle relative alle utenze e ai consumi di gas, acqua, luce, telefonia che crescono del 7%, così come quelle per la pulizia (+7,5%). Anche le spese per i laboratori crescono, sebbene solo del 6%: questo conferma la difficoltà di direzionare verso l’offerta formativa le risorse di cui l’università dispone.
I dati complessivi sull’economia dell’Università italiana sono forniti dal raffronto tra Siope (il sistema di monitoraggio presso il Ministero dell’Economia che monitora tutti gli incassi e i pagamenti della pubblica amministrazione) e dai bilanci dei singoli atenei (aggiornati però solo al 2014), consultabili presso il portale del ministero dell’Università. Qui è possibile consultare tutti i dati di bilancio, le società partecipate, i finanziamenti statali, le spese per il personale e il generale indebitamento.
Si evince che le entrate, se prima potevano contare soprattutto sui 500 milioni del piano di finanziamento straordinario Mussi- PadoaSchioppa e sul fondo di finanziamento ordinario (destinato soprattutto ai trasferimenti per le borse di studio), ora contano esclusivamente sull’autofinanziamento, l’attività commerciale e gli accordi di programma.
I costi accademici sono ora pagati dagli studenti e dalle loro famiglie, nonostante la “fuga” degli studenti dall’università, che registra un calo delle iscrizioni del 6,5% e quello delle tasse pagate al 3,5%.
Il calo delle iscrizioni e dei contributi si registra soprattutto al sud: le entrate degli atenei crollano qui del 20%, il doppio rispetto al nord.
Il futuro dei finanziamenti all’università, solo da poco ha ripreso ad essere una prospettiva positiva: da poco si registra qualche voce all’attivo circa il finanziamento statale alle università. Viene rafforzata la quota premiale, il piano straordinario per i ricercatori, e fondo “Giulio Natta” per il reclutamento all’estero: sono stati raccolti già 116 milioni per il 2016. Un piccolo miglioramento in vista di un cambiamento strutturale, soprattutto per le zone più affaticate.

Di Silvia Noli

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