Tempo di lettura: 1 Minuti

Competenze a portata di test: la sfida di ANVUR agli universitari Italiani

Competenze a portata di test: la sfida di ANVUR agli universitari Italiani

Il mondo cerca molto di più di un laureato con voti eccellenti. Di Giulia Pezzullo Un test, mille possibilità. L'Agenzia Nazionale di Valutazione del

Secondo TechCrunch il mondo delle startup è morto: come stanno le cose?
Zombie ed emoji, una strana coppia protagonista al TG USA
MIT technology review: sul palco tre italiani

Il mondo cerca molto di più di un laureato con voti eccellenti.

Di Giulia Pezzullo

Un test, mille possibilità. L’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (in breve, ANVUR) organizza, da qualche anno, un test mirato alla valutazione delle capacità dei laureandi italiani per quanto riguarda problem solving, ragionamento analitico, pensiero critico e attitudine alla comunicazione scritta. Il TECO (Test sulle Competenze effettive di carattere generalista) nasce come sperimentazione a livello nazionale in Italia sulla base del CLA+, un test presente da anni negli Stati Uniti proposto dal CAE di New York (Council for Aid to Education) agli universitari americani.

Il 2013 è stato l’anno di lancio della scommessa TECO: l’ANVUR ha convocato 12 Università italiane, tra le quali compaiono La Sapienza e Tor Vergata per Roma, Federico II per Napoli e la Statale per Milano. La sperimentazione è durata 18 mesi e ha visto coinvolti circa 6000 studenti del terzo e quarto anno, chiamati a partecipare, tra 14.000 candidati, sulla base del numero di crediti caratterizzanti acquisiti negli anni di studio universitario. Il test si articola in più sezioni: domande a risposta multipla di natura logica e analitica, critica costruttiva di articoli, grafici e dati di varia natura al fine di risolvere problemi socio-economici o politici, domande a risposta multipla sulla comprensione di testi scritti. I risultati ottenuti da questo primo esperimento sono tra loro contrastanti: i laureandi italiani non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi d’oltreoceano sebbene, dalle percentuali rilevate dal test, emerge una profonda spaccatura tra menti scientifiche e menti linguistiche, colpa, probabilmente, del sistema scolastico-liceale italiano che mira a separare, spesso troppo nettamente, le due macroaree di studio. Tuttavia, è bene sottolineare la grande efficacia di scrittura degli studenti italiani nell’argomentare e nell’avere un atteggiamento critico positivo in relazione ai problemi proposti.

Nel 2015, il test ha spiccato ufficialmente il volo come valido strumento di controllo delle competenze: il TECO non solo permette di avere una visione d’insieme del livello di capacità generaliste dei futuri lavoratori, ma risulta essere d’aiuto nelle domande di assunzione presso aziende e privati. In merito a ciò, infatti, l’ANVUR rilascia un attestato di partecipazione ad ogni candidato con il risultato ottenuto messo in relazione alla media nazionale; si può ben capire come esso possa essere un’ottima chicca da inserire nel curriculum di un laureando in quanto, nel caso di un buon risultato, permette di mostrare le proprie competenze in ambiti molto richiesti al giorno d’oggi: analisi critica di problemi, ricerca di soluzioni ottimali, attitudine al ragionamento ed efficacia di comunicazione scritta. Stando alle classifiche nazionali, gli studenti di Medicina ottengono i risultati migliori, seguiti da quelli di Matematica, Fisica, Psicologia e Giurisprudenza. Finalmente qualcosa di cui essere, almeno un po’, orgogliosi.

Di Giulia Pezzullo

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0