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I ricercatori precari nell’Italia “moderna”

Quanto sono importanti nell'Università i Non-di ruolo? Domanda difficile: su chi si regge la ricerca Italiana? Risposta per niente scontata: sui ricer

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Quanto sono importanti nell’Università i Non-di ruolo?

Domanda difficile: su chi si regge la ricerca Italiana? Risposta per niente scontata: sui ricercatori precari. Eh sì, perché essendo 66mila ed oltre, superano in numero tutti i professori più tutti i ricercatori a tempo indeterminato. Lavorano, sperimentano, ricercano, ottengono, falliscono, soffrono, gioiscono per i risultati e tutto (molto, molto) spesso a titolo totalmente gratuito, con la speranza di avere un impiego chissà quando. Il Coordinamento dei ricercatori non strutturati registra che “i precari rappresentano più della metà del personale che nelle università si occupa di ricerca e didattica”; a darli ragione il Miur, che riporta come nel 2014 il numero, diviso tra borsisti, assegnisti, ricercatori a contratto ecce cc, sia di 66.097 mila contro i 51mila di ruolo. Traduciamo in parole povere: l’Università Italiana è in mano ai precari.

Ma cosa fanno in pratica questi ragazzi e ragazze? Come riporta Elena Ciccarello per “Il Fatto Quotidiano”, “hanno scritto progetti (mediamente 7 nella propria carriera), eseguito consulenze per l’università (media di 14), partecipato a gruppi di ricerca stranieri, pubblicato (media di 25 articoli, libri, atti di convegni) e realizzato brevetti (2 in media).” Il tutto accade nelle 55 ore settimanali nelle quali lasciano il loro lavoro, eh si perché o fai amministrazione o fai ricerca, e trascurano quindi, loro malgrado, ciò per cui hanno studiato e per il quale vengono pagati. Secondo due assegniste di Torino, questi giovani si trovano a lavorare senza emolumento perché: “E’ la trappola dei lavori in cui non si timbra il cartellino, in cui lavori ad andare avanti un po’ perché devi un po’ perché ci tieni. Se stai lavorando da mesi, o da anni, a un progetto e finisce il contratto ma devi scrivere o andare a presentare i risultati del tuo lavoro cosa fai? Lasci perdere tutto? Nella realtà succede che non solo partecipi al convegno, ma ti paghi pure il viaggio”.

Splendido no? In tutto ciò pensate a Chi invece si trova nei posti fissi; persone sicuramente più meritevoli, certamente.

Di Giulio Rinaldi

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