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Dal 2008, sempre meno investimenti nell’Università in Italia

Dal 2008, sempre meno investimenti nell’Università in Italia

Ricerca e istruzione debilitate dai governi, presenti e passati Investimenti decisi nella ricerca. Investimenti nella “risorsa uomo”. Soldi dello stat

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Ricerca e istruzione debilitate dai governi, presenti e passati

Investimenti decisi nella ricerca. Investimenti nella “risorsa uomo”. Soldi dello stato per far crescere scuola e università. Tutto ciò accade in un paese civile, ma, a quanto pare, non nel nostro. Dal 2008, infatti, in Italia gli investimenti statali nella ricerca e nell’università in particolare sono diminuiti di circa un quinto. Nulla se pensiamo a pochi euro, ma qui non si parla di pochi euro.

Cosa ne deriva? Accade che, a causa di ciò, l’Italia sia 28° in Europa per numero di giovani ( 30-34 anni) che si laureano. Addirittura la Turchia, paese europeo a livello territoriale ma non legale, ci stia superando. Il numero di iscritti all’università non è in calo: decrescono semplicemente i numeri dei laureati, come già detto. Numerosi sono gli studenti “in ritardo” sui tempi e coloro che non riescono a trovare un’occupazione “post-lauream”. Ed il problema è molto più esteso al Centro-Sud, anche se pure il Nord non è da lode.
Dal 2008 diversi sono stati i governi che si sono succeduti negli anni: Berlusconi, Monti, Letta ed infine Renzi.

Ebbene hanno, a quanto sembra, adottato tutti una linea molto simile riguardo ad università e ricerca, o meglio Non adottato. Il governo è lo specchio del Paese, e questo specchio in questi anni difficili troppe volte riflette il detto “finché la barca va lasciala andare”, come a dire: “se ne occuperà qualcun altro più là, tranquilli, ma non io”.

Di Giulio Rinaldi

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