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Aipoly: l’intelligenza artificiale a sostegno dei non vedenti

Dal nobile intento di tre giovani ragazzi nasce l'idea per un app che diventerà gli occhi di chi non possiede la vista. Tre ragazzi con poco più di ve

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Dal nobile intento di tre giovani ragazzi nasce l’idea per un app che diventerà gli occhi di chi non possiede la vista.

Tre ragazzi con poco più di vent’anni, tanta voglia di aiutare il prossimo e una grande idea da mettere in pratica. Questo è tutto quello che c’è da sapere su Aipoly, l’applicazione gratuita che si pone l’obiettivo di diventare gli occhi di chi non possiede la vista.
Sfruttando l’intelligenza artificiale, Marita Cheng, Simon Edwardsson e l’orgoglio italiano Alberto Rizzoli hanno dato vita ad un app in grado di dirci cosa ci troviamo di fronte dopo aver inquadrato un oggetto con lo smartphone.
Sono circa 1000 gli oggetti che Aipoly è in grado di identificare, dal caffè a un cane, passando per l’automobile fino ad arrivare a una bottiglia di Coca-Cola. Attualmente l’’applicazione parla sei lingue differenti, ma non si esclude la possibilità di rendere accessibile il servizio anche al resto del mondo.
Sfruttando la stessa tecnologia, sulla scia di Aipoly, i ragazzi stanno lavorando ad un progetto che insegnerà ai bambini con difficoltà cognitive ad imparare i nomi delle cose.
Un’intento nobile ricompensato con borse di studio, riconoscimenti e complimenti da parte dei grandi nomi della Silicon Valley, non potevano mancare nemmeno quelli di #FacceCaso. Bravi ragazzi, continuate così!

Di Francesca Romana Veriani

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