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Quattro amici e un tuk- tuk: l’interminabile tratta Bangkok-Parigi

Quattro amici e un tuk- tuk: l’interminabile tratta Bangkok-Parigi

Storia assurda ma incredibilmente toccante su come quattro ragazzi decidano improvvisamente di tornare nella loro città (Parigi) da Bangkok, compiendo

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Storia assurda ma incredibilmente toccante su come quattro ragazzi decidano improvvisamente di tornare nella loro città (Parigi) da Bangkok, compiendo un viaggio della durata di un anno e mezzo. Unico veicolo a disposizione: un tipico taxi asiatico.

Di Carolina Saputo

“Quattro amici e un tuk tuk”. Sembra quasi il titolo di un film, uno di quelli comici pieno di imprevisti che saltano fuori dal nulla, uno di quelli forse promettenti, che potrebbe facilmente diventare un cult della risata. E invece no. Questa è la storia di Laurène, Louis, Charles e Tanguy, quattro amici francesi (tutti giovanissimi, il massimo di età è 27 anni) che non molto tempo fa decidono di fare ritorno nella loro terra natia, precisamente a Parigi, partendo da Bangkok a bordo di un tuk-tuk, tipico taxi a tre ruote di alcune regioni asiatiche, per la durata di un anno e mezzo di viaggio. A questo punto voi vi starete chiedendo il perché, quale sia il reale motivo che spinge a compiere un gesto unico nella sua follia; ebbene, a tutto c’è una spiegazione.

Fondamentale infatti a questo punto del racconto, è scoprire che i quattro ragazzi sono tutti volontari di una Ong chiamata “Enfants du Mekong” e che durante questa mirabolante impresa decidono di rinominarsi “I postini del Mekong” (il motivo è presto spiegato): Laurène, Louis, Charles e Tanguy, attraversando Laos, Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran, Turchia, Grecia, Balcani e Italia prima di far ritorno nella capitale francese, hanno trasportato sul tuk-tuk (non senza affrontare brutali condizioni climatiche e ambientali) tutte le lettere raccolte in quelle regioni, scritte da bambini con evidenti difficoltà e problemi non indifferenti, in modo da consegnarle poi ai parigini che contribuiscono tramite la raccolta fondi ad alleviare le situazioni di disagio evidente in cui si trovano.

“I postini del Mekong” hanno perfino un proprio sito, dove è possibile contribuire con una donazione, una pagina Facebook e un account Instagram che permette di seguirli costantemente. Pensando al titolo iniziale che ho dato a questa vicenda si potrebbe davvero pensare ad un film; una sorta di documentario basato sul coraggio e sul sacrificio, nel disperato tentativo di regalare un sorriso.

Di Carolina Saputo

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