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“South By Southwest”, elogio alla creatività e all’indipendenza

“South By Southwest”, elogio alla creatività e all’indipendenza

Esiste un luogo, una manifestazione precisamente, che scuote le menti creative di tutto il mondo ogni anno dal 1987: si chiama South By Southwest e un

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Esiste un luogo, una manifestazione precisamente, che scuote le menti creative di tutto il mondo ogni anno dal 1987: si chiama South By Southwest e unisce indipendenza, estro e genialità degli artisti emergenti.

Di Carolina Saputo

Mettiamo caso, ipoteticamente parlando, che esista una sorta di luogo mistico, un vero e proprio paradiso degli artisti, dove menti creative provenienti da tutto il mondo possano esibirsi di fronte a folle urlanti e personalità autorevoli; mettiamo caso che questo luogo esista veramente, la reale domanda è: dove si trova?

Benvenuti nel mondo dell’indipendenza artistica, meglio conosciuta come “South By Southwest” (SXSW per tutti quelli che non sono neofiti di questa esperienza), un festival allestito dal 1987 ad Austin, in Texas e che vede l’intreccio di imprenditori di start-up, cineasti ispirati dal mondo underground e volutamente fuori dai circoli di Hollywood e indie band di tutti i generi. Un notevole trampolino di lancio per tutti gli artisti indipendenti non c’è che dire, soprattutto per la grande rilevanza sociale che ha assunto e assume su di sé anno dopo anno; basti pensare all’ evento cult di tutto il festival, il keynote speech, in cui si è passati dall’invitare Bruce Springsteen a nientemeno che Barack Obama (che non me ne voglia Bruce).

In realtà, superando l’apparente vetrina che riflette perfezione, libertà e sregolatezza del genio creativo, si nascondono i soliti interessi delle grandi multinazionali, assetate costantemente di denaro e visibilità pubblica: una grande testimonianza in base a questa possibile polemica ce la forniscono gli Ex Cops, band di New York chiamata ad esibirsi in uno spazio sponsorizzato da McDonald’s, che ha molto a offrire in termini di visibilità, ma nulla in termini di minimi rimborsi spese per gli artisti. Esiste però anche l’altro lato della medaglia e, indovinate un po’, un’attestazione di esperienza positiva proviene da un gruppo livornese, i Platonik Dive, disposti a pagare di tasca propria albergo, aereo e attrezzature pur di partecipare; un’esperienza che a sentir loro, ripeterebbero pure domani, vuoi o non vuoi anche per i rapporti lavorativi che puoi stringere tra un concerto e l’altro.

Se volete dare sfogo alla vostra creatività pensateci su, SXSW aspetta voi.

Di Carolina Saputo

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