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L’Università in mano ai manager

L’Università in mano ai manager

Il ruolo dell'insegnante che cambia nel tempo. Che l’Italia sia indietro è un dato di fatto, che lo sia pure da un punto di vista universitario, e cul

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Il ruolo dell’insegnante che cambia nel tempo.

Che l’Italia sia indietro è un dato di fatto, che lo sia pure da un punto di vista universitario, e culturale in generale, è un secondo dato di fatto. “Essere indietro” va qui inteso, e sarà da qui in poi da intendere, come fisicamente indietro, propriamente come: “trovarsi in una situazione in cui si è un passo indietro rispetto a qualcun altro”. Non in senso dispregiativo, quindi, ma semplicemente a distanza.

Questa piccola premessa va fatta, in quanto si parla di futuro e, soprattutto, va fatta quando non si crede di avere la capacità di poter guardare il futuro/presente di questa Penisola da una lontananza tale che permetta una visione non sfocata della realtà. E, chi scrive, questa messa a fuoco non ce l’ha, poiché invischiato come tutti in questo presente.

Tornando a noi, si parla qui di una cosa molto semplice ed, allo stesso tempo, molto complessa: il nuovo sistema manageriale universitario mondiale. Cosa vuol dire? Vuol dire, in parole povere, che da un tempo ormai non troppo presente, dal tempo della Thatcher per dirne una, le università a livello internazionale non sono più in mani di accademici ma di figure di tipo manageriale, così come fossero delle aziende qualsiasi. La “managerializzazione” dell’università, se ci passate il termine, ha comportato, negli anni, diversi tipi di cambiamenti, tra cui uno non trascurabile: il concetto di professore. L’insegnante di stampo accademico, ritrovandosi improvvisamente assegnato un posto fisso, si è trovato nel tempo ad essere tacciato di inoperosità. Secondo, infatti, il pensiero di caratura manageriale, colui che presiede un posto fisso depone le nobili terga sulla comoda poltrona per un tempo indefinito, dentro di se e contrattualmente, arrivando a rallentare dunque i propri pensieri e le proprie azioni con conseguenti diminuzioni di laboriosità sia dei propri livelli di ricerca, sia degli studenti stessi.

E dall’insegnamento sono passati alla politica, apparendo ormai come figure borderline non ben definite. Nel mondo però, perché noi ci stiamo arrivando, ma siamo ancora quel piccolo passo dietro al futuro. Ed ognuno ne tragga le proprie conclusioni.

Di Giulio Rinaldi

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