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Università, “no tax area” per Isee fino 13/15mila euro. Obiettivo, fermare il calo degli iscritti

Università, “no tax area” per Isee fino 13/15mila euro. Obiettivo, fermare il calo degli iscritti

Il governo studia un piano, zero tasse sui redditi bassi ma solo con un tetto minimo di esami. Di Stefano Di Foggia Un limite di reddito sotto al qual

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Il governo studia un piano, zero tasse sui redditi bassi ma solo con un tetto minimo di esami.

Di Stefano Di Foggia

Un limite di reddito sotto al quale gli studenti non dovranno pagare le tasse e rette per frequentare i corsi. Unico vicolo, superare un numero minimo di esami. Questo il progetto sul tavolo del governo accennato due giorni fa dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi che si è detto “pronto ad intervenire sulle tasse universitarie”

Dunque, quale può essere la soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse? Al momento si pensa ad un Isee compreso tra i 13mila e i 15 mila euro, la decisione finale però non è stata ancora presa. Tutto dipende da quante risorse il governo vuole investire per compensare le minori tasse che sarebbero incassate. Infatti un ateneo con molti studenti con reddito inferiore a 15mila euro potrebbe non riuscire a far quadrare i conti. Per questo l’intervento dello Stato sarebbe necessario.

Il bonus in ogni caso sarebbe legato alla carriera universitaria dello studente, calcolando il profitto attraverso i CFU o con un minimo di esami da superare per ogni anno di corso. Per i nuovi iscritti, le tasse sarebbero sospese fino alla fine dell’anno accademico, per verificare alla fine il profitto di ognuno. La “no tax area” sarebbe valida per tutte le università italiane anche se ad oggi hanno tutte regole diverse sulle iscrizioni e sulle tasse.

Un’altra misura che il governo pensa di intrudurre in questo settore è la possibilità di scaricare dalle tasse una parte della retta anche per chi ha reddito superiore ai 15mila euro. Una manovra che andrebbe incontro alla classe media. Che avrebbe lo stesso obiettivo di frenare la caduta degli iscritti che colpisce l’università italiana.

Per avere un’idea dell’emorragia che soffre l’università italiana nell’ultimo decennio, basta pensare a che nel 2004 dopo l’esame di maturità si iscrivevano tre ragazzi su quattro, oggi due su quattro. Un crollo progressivo che non dipende solo dal livello delle tasse. C’è una crisi generale ed una senzazione diffusa (e sbagliata) che non valga più la pena di studiare, tanto poi il lavoro non si trova. Una piccola inversione di tendenza c’è stata nell’ultimo anno con un aumento del 2% sugli iscritti.

Il pacchetto del Governo è ancora in fase di elaborazione. Anche se sembra che negli ultimi giorni i lavori preparatori abbiano subito un’accellerazione voluta dall’alto. Infatti, da qualche tempo, in Parlamento sul tema delle tasse universitarie è ferma una proposta del M5S, che pochi giorni fa ha ottenuto la calendarizzazione e la proposta verrà discussa il 23 maggio a pochi giorni dalle amministrative di Roma e Milano. Forse proprio per questo il governo ha voluto accellerare i tempi, per avere una risposta adeguata all’opposizione. Si sa, sotto elezioni la marcatura è a uomo.

Di Stefano Di Foggia

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