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I nuovi volti della camorra si nascondono dietro Facebook

I nuovi volti della camorra si nascondono dietro Facebook

“Ho tutta la vecchiaia per essere sereno e la morte per riposarmi, ora vivo pericolosamente”. Questo è l’inno alla vita dei giovani “gangsta” napoleta

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“Ho tutta la vecchiaia per essere sereno e la morte per riposarmi, ora vivo pericolosamente”. Questo è l’inno alla vita dei giovani “gangsta” napoletani.

Di Silvia Carletti

27 anni, un tatuaggio a forma di lacrima sotto l’occhio, un profilo Facebook malavitoso: si presenta così Walter Mallo, leader dei neo-camorristi arrestato mercoledì notte dalla compagnia dei carabinieri del Vomero di Napoli. La sua vita è fatta di risse, scontri armati con i clan degli altri quartieri, minacce e provocazioni sui social.

D’altronde, ha ben chiaro il suo destino: suo padre era un camorrista, Giovanni Mallo, morto ammazzato nel ’90, e ora Walter intende proseguire il suo percorso. Basta cercare su Facebook il nome “Walter Mallo” per rendersi conto della realtà che si vive nelle periferie (ma oramai anche nel centro, dove queste bande neonate vogliono affermarsi a discapito delle vecchie Famiglie) della città napoletana: l’aspirante boss posta continuamente foto di sé stesso accompagnate da frasi autocelebrative e autoritarie, come “solo quando mi vedi per strada riconoscerai la mia personalità” oppure “il destino non ha potuto fare altro che abbassarsi ai miei piedi di cio che voglio lo raggiungo”, con tanto di errori grammaticali e di ortografia.

A sostenerlo ci sono i “fratelli” o “compari”, che manifestano il loro rispetto verso la sua figura nei commenti di facebook, con elogi quali “Fratm sei il numer 1”, “sei il mio sangue”, “si na bomb” (testuali parole, in un linguaggio a metà tra il dialetto napoletano e l’inglese). Il giovane, pieno di sé e sicuro dell’affetto dei suoi uomini, è fiero delle sue origini, le difende pubblicamente e sfacciatamente, non teme nemmeno le bande più antiche della città, come i Lo Russo, contro i quali lui e la sua banda hanno anche organizzato una sparatoria. Una vita al limite a tutti gli effetti, a casa tiene un rettilario con dentro un pitone, e il tatuaggio che ha sotto l’occhio, una piccola lacrima, significa “io ho ucciso”, tradizione che deriva dai narcos e dai clan sudamericani. La notte del 2 Maggio i Carabinieri lo hanno raggiunto presso la sua abitazione nel rione Don Guanella di Miano e lo hanno arrestato con l’accusa di associazione mafiosa e detenzione illegale di armi. Insieme a lui, trattenuti in caserma anche due suoi uomini e amici di fiducia. La sentenza è stata emessa con urgenza per evitare che proseguissero gli scontri armati con le altre bande mafiose del quartiere.

Davanti le telecamere Mallo si è mostrato sorridente, spavaldo, mentre la madre, che non è certamente nuova in questo genere di situazioni già vissute con l’ex marito defunto, confessa di essere confortata dall’arresto del figlio, che altrimenti in libertà avrebbe rischiato di essere ucciso dai nemici che si è procurato irrompendo violentemente nel mondo della camorra napoletana.

Di Silvia Carletti

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