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Rientro a scuola, ecco su cosa si discute per la ripartenza di settembre

Rientro a scuola, ecco su cosa si discute per la ripartenza di settembre

Il mondo della scuola in Italia si arrovella nelle polemiche per cosa avverrà al rientro dei ragazzi in classe il prossimo settembre. Scuola italiana

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Il mondo della scuola in Italia si arrovella nelle polemiche per cosa avverrà al rientro dei ragazzi in classe il prossimo settembre.

Scuola italiana nel ciclone delle polemiche. Tra le famiglie c’è preoccupazione e incertezza su quello che aspetterà i loro figli al rientro in classe a settembre. E tutto nasce dall’incessante botta e risposta tra presidi, professori e lavoratori scolastici in generale e il Governo. Nella figura, in particolare, della ministra Lucia Azzolina. Date, distanziamento, orari di lezioni e turni per la presenza sono i nodi. Tutti, a quanto sembra, ben lontani dall’essere sciolti.

Sul via alle lezioni, le indicazioni arrivate da Viale Trastevere sono per il 14 settembre. Mentre dal 1° scatteranno i recuperi per chi ha delle insufficienze. Ma già su questo inizio in molti hanno storto il naso. Perché domenica 20 e lunedì 21 si vota per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari e per le elezioni regionali. Dunque dal 19, come minimo, sarà necessario montare i seggi e poi smontarli a scrutini conclusi. Il che, tenendo conto di tutte le norme da rispettare per via del Covid, potrebbe richiedere un lavoro extra. O costringere a tener chiusi gli istituti più del normale.

A far discutere sono anche i nuovi banchi monoposto. Dei quali, per ora, c’è solo l’idea e il forte rischio che resti incompiuta. Stando a quanto affermato dalle stesse aziende di settore, la possibilità che i bandi per le forniture vadano deserti è altissima, visto che non ci sarebbe tempo per produrne tanti quanti ne servirebbero.

Anche ammettendo di averli a disposizione in tempo, c’è poi il problema di chi dovrebbe utilizzarli. Sulle lezioni in presenza, infatti, si sta giocando un’altra partita cruciale. L’obiettivo del miur è di avere tutti in classe. Ma gli spazi non sempre lo consentono. Inutile girarci intorno. Qualcuno dovrà per forza seguire da casa, oppure fare i turni. È un fatto che, comunque, riguarderà una minoranza di alunni e, si spera, la situazione durerà il minor tempo possibile. Ma intanto occorre tutelare i loro diritti e quelli dei loro genitori.

La didattica a distanza, ha più volte ribadito la stessa Azzolina, rimarrà un complementare nell’insegnamento. Non certo l’unica o la principale forma di partecipazione alle lezioni. E sarà, in ogni caso, oggetto di rotazione tra gli studenti. Così come a turnazione sarà la soluzione che prevede i rientri pomeridiani. Sta infatti prendendo corpo la strada che porterebbe alla frequentazione della scuola per alcuni la mattina, come di consueto, e per altri il pomeriggio. Con tanto di sanificazione degli spazi tra un turno e l’altro.

Da chiarire come questo andrà ad influire sugli orari di lavoro dei professori. Per i ragazzi la soluzione che eviterebbe di farli rimanere in classe fino a sera inoltrata, è quella delle ore più corte. 45 o 50 minuti al massimo. Inoltre, anche i tempi di ingresso e uscita sono oggetto di discussione. Con tutta probabilità sarà adottato un sistema di scaglionamento per evitare gli assembramenti.

L’unico punto che resta difficile da comprendere nel dibattito pubblico è se valga o meno la pena di fare tutto questo. Considerando gli affollamenti estivi sulle spiagge, le scene di assembramento da movida quasi impossibili da contenere e tutte le altre situazioni quotidiane in cui è possibile veicolare il coronavirus, ha senso architettare tutti questi sistemi di prevenzione? Sul punto l’opinione delle persone e dei diretti interessati è fortemente discordante. Ma a questo non esiste soluzione.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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