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Movida avvisata, mezza salvata (forse)

Movida avvisata, mezza salvata (forse)

Dopo le riaperture c'è troppa sottovalutazione del rischio di un ritorno al lockdown. Allo studio un piano contro la ripresa della movida selvaggia.

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Dopo le riaperture c’è troppa sottovalutazione del rischio di un ritorno al lockdown. Allo studio un piano contro la ripresa della movida selvaggia.

Evidentemente il concetto non è chiaro. Il rischio di un ritorno di fiamma del Coronavirus c’è ed è ancora molto alto. Il fatto che da circa 3 settimane si sia lentamente ripreso a vivere, allentando le briglie del lockdown, non significa che d’improvviso vada tutto bene. Giova ripeterlo, perché le immagini della movida nelle città danno la sensazione che ci sia molta, troppa, incoscienza tra le persone. Per questo, infatti, è allo studio al Ministero degli Interni un piano di controlli mirato ad arginare le situazioni di assembramento eccessivo nei locali. Con multe salate per gestori e consumatori.

Sembra assurdo, da un certo punto di vista, che prima si riaprano le attività e poi si criminalizzi chi ci va. Ma il punto è sempre lo stesso: dove finisce la responsabilità di una scelta politica e inizia quella del comportamento individuale?

Dal 18 maggio il via libera alla ripresa è diventato definitivo. Dal 25 riapriranno anche palestre e centri sportivi. Si tornerà pian piano ad una esistenza normale. Ma pensare di farlo senza un minimo raziocinio è da folli. E per tornare alle chiusure forzate ci vuole veramente poco. Lo testimoniano i numeri sui contagi che evidenziano in 11 regioni su 20 un tasso di incremento ancora molto superiore alla media. Soprattutto nelle aree più popolose. Per questo, le scene di persone accalcate e senza mascherina nelle vie dello shopping o degli aperitivi, nelle piazze o nei parchi, stanno spingendo il Viminale ad assumere iniziative stringenti, “prima che sia troppo tardi“.

Già dal 19 maggio, per la verità, una prima circolare del Ministero parlava specificamente di “divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico“. E mercoledì, il capo della polizia Franco Gabrielli, ha ribadito il concetto ai questori, sottolineando la necessità di far rispettare “il divieto di aggregazione di persone e l’osservanza delle misure di distanziamento sociale“. Di conseguenza, poliziotti, carabinieri, finanzieri, oltre alla polizia locale, hanno intensificato i controlli in tutte le aree maggiormente frequentate. A partire dalle 18 si sono viste ronde in macchina in molte città e accertamenti tra la gente, per stabilire se le norme vengano rispettate o meno. Le sanzioni vanno da 400 a 3000 euro e per i locali che non rispettino e non facciano rispettare le dovute precauzioni si potrà arrivare persino alla sospensione temporanea della licenza.

Le modalità di intervento sarà comunque simile a quanto visto durante i mesi di blocco totale. L’invito della ministra Lamorgese alle forze dell’ordine è quello di mantenere un atteggiamento severo, ma umano. Più che punire, bisogna far comprendere il rischio che si corre di ritrovarsi tra due settimane nella stessa condizione di marzo e aprile. Insomma, movida avvisata, mezza salvata.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

 

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