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Assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO): 6,9 miliardi per le università

Assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO): 6,9 miliardi per le università

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Allegato al decreto il programma triennale del sistema universitario.

Di Stefano Di Foggia

Il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) è la principale fonte di entrata per gli atenei italiani. Quest’anno la manovra è di 6,9 miliardi da ripartire tra le università statali a seconda dei criteri stabiliti dal MIUR, sentito il parere delle organizzazioni universitarie. Per fare questo il decreto è stato inviato alla Conferenza dei Rettori (CRUI), al Consiglio Universitario Nazionale (CUN), al Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) e all’Agenzia di valutazione del sistema universitario (ANVUR).

Allegato al documento è stata mandata dal ministero anche la nuova Programmazione triennale del sistema universitario, che contiene importanti novità per il triennio 2016-2018.

Per prima cosa dal 2017 il 20% della quota premiale del Fondo sarà ripartito in base agli indicatori scelti dagli stessi atenei tra quelli forniti dal MIUR, in modo che ciascuna università possa “scommettere” sulle prorpie strategie di sviluppo. La seconda novità riguarda le possibilità di reclutamento dei vincitori di programmi ERC, che potranno essere chiamati sia come ricercatori che come professori. Terzo punto, la maggiore flessibilità di cui godranno gli atenei per costruire i percorsi di laurea.

Il Ministro Stefania Giannini ha promosso il progetto dicendo: “La valorizzazione dell’autonomia degli atenei, la maggiore flessibilità e la samplificazione della progettazione didattica, gli incentivi per la mobilità del personale e la promozione della ricerca sono al centro del piano di sviluppo delle università per il prossimo triennio. Piano che recepisce immediatamente, così come il decreto di ripartizione dei fondi statali agli atenei, gli obiettivi e le strategie del Programma Nazionale per la Ricerca che abbiamo presentato lunedì scorso. Stiamo dando al sistema accademico strumenti innovativi per essere più competitivo e per rispondere meglio alle esigenze di chi studia”.

Insomma, vento di cambiamento nell’università?
Staremo a vedere.

Di Stefano Di Foggia

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