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Marco Gay: “Via l’articolo 18 per gli statali”

Marco Gay: “Via l’articolo 18 per gli statali”

Le dichiarazioni del presidente dei giovani industriali di Confindustria. Di Stefano Di Foggia Non c'è da sorprendersi se i punti caldi della relazion

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Le dichiarazioni del presidente dei giovani industriali di Confindustria.

Di Stefano Di Foggia

Non c’è da sorprendersi se i punti caldi della relazione di Marco Gay al convegno di Confindustria sono stati

l’articolo 18, da abolire anche nella PA, la maggiore flessibilità strappata all’Europa e il referendum costituzionale.

Il presidente di Confindustria giovani ha sostenuto l’operato del governo, unendosi al coro di quelli che sentenziano fine della crisi.
“Se in tanti hanno paragonato questi anni di crisi a una guerra, oggi forse possiamo dire, la guerra è finita. Le nostre macerie però si chiamano povertà, disoccupazione giovanile ed esclusione sociale. Problemi troppo seri per affrontarli con il vecchio modello dell’assistenzialismo senza sviluppo”.

Come incentivare lo sviluppo? Secondo Gay, bisogna farlo attraverso “la risoluzione delle grandi crisi industriali insieme agli incentivi per le start up e per le Pmi innovative”. Così Gay immagina “una Taranto leader dell’accaio da usare in stampanti 3D, il territorio di Umbria e Marche che i frigoriferi e le lavatrici le produce intelligenti, che nella toscanissima Piombino si producano le rotaie su cui corrono i treni di Iran, Turchia, Montenegro e Nigeria”.

Una visione ottimistica che richiede però qualche cambiamento: “Fino ad oggi le imprese hanno preferito il finanziamento a debito rispetto a quello in equity, ma se verrà portata a compimento la riforma fiscale, l’idea del niente tasse per chi investe nelle piccole e medie imprese potrebbe davvero far fluire la ricchezza privata degli italiani verso chi produce”.

C’è poi un altro punto caro a Confindustria ed è quello della riforma costituzionale: “Il referendum è un’occasione da non perdere”, si aspettano “dal governo serietà e coerenza per realizzare nella prossima legge di stabilità il taglio dell’Ires di 4 punti, com’era stato promesso e poi una svolta infrastrutturale” (cioè Tav e banda larga).
Infine la giustizia: “La magistratura che blocca l’attività produttiva deve essere un capitolo chiuso e per evitare che i rapporti fra pubblico e privato si riducano a rapporti affaristici, l’Italia non può fare a meno di una legge sulle lobby”.

Nella sua relazione, Gay ha tenuto a ribadire “il clima di fiducia” e dice che: “È il tempo di rilanciare, di osare, di intraprendere”.
In fine, dopo questi numerosi omaggi all’operato del governo ha commentato le elezioni amministrative senza risparimare stoccate ai candidati, in particolare a Virginia Raggi. “Avremmo voluto vederli competere di più sulle risposte alle domande concrete e meno su liste escluse e riamesse, battaglie legali per far fuori i candidati, dichiarazioni stampa avventate che hanno fatto crollare aziende quotate”.

Di Stefano Di Foggia

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