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20 ragazzi bruciati vivi dall’Isis

20 ragazzi bruciati vivi dall’Isis

È stato chiesto loro di entrare a far parte delle fila di Daesh, si sono rifiutati e sono stati puniti, bruciati vivi: la denuncia è arrivata oggi da

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È stato chiesto loro di entrare a far parte delle fila di Daesh, si sono rifiutati e sono stati puniti, bruciati vivi: la denuncia è arrivata oggi da parte di un capo tribù sunnita, nel nord dell’Iraq.

Non si vorrebbe mai parlare di Isis o simili, tutti vorremmo che niente di tutto ciò fosse mai nato, ma al di sopra di tutto, se c’è un posto in cui non la si vorrebbe mai nominare è una rivista per giovani.

Erano in 20, come 20 erano i loro anni: sono stati prima detenuti nel campo di Al Bakarah ed in seguito al loro rifiuto di arruolarsi in quel esercito della morte che è lo Stato Islamico, sono stati esemplarmente puniti finendo la loro vita in un rogo. Il tutto è avvenuto nella cittadina di Hueijah, nella parte ovest della regione Kirkuk, area in un cui da tempo l’Isis sembra trovarsi in seria difficoltà.

A darne la notizia sono stati ovviamente i media iracheni, a seguito della denuncia dello sceicco Naif al Nueimi, capo della più importante tribù nell’area di al Hueijah, che ha riferito l’accaduto direttamente alla tv satellitare al Sumeria.

Purtroppo non è la prima volta che un orrore simile viene messo in scena dal Califfato Nero: sempre in Iraq, tra le provincie di Salhuddina, Mosul e al Anbar, sono state arse vive, pubblicamente, 23 persone l’11 febbraio 2015.
Precedentemente, il 5 e il 7 dello stesso mese, la medesima sorte era toccata prima a 6 giovani, nella regione di Mosul, e più tardi ad altre 7 vittime, nella città di Bijii.
Tutto ha avuto inizio con un pilota giordano, Moaz al Kassasbeh, ucciso per primo con questo terribile rito.
Ovviamente l’obbiettivo e la loro speranza è quella di seminare il terrore negli oppositori.

Ad oggi sappiamo che tanta è la difficoltà che sta registrando l’Isis in questi territori che ha scelto persino di seguire la strada dell’arruolamento forzato per le donne, il che è tutto dire nel caso di un’organizzazione islamica fondamentalista.

L’Occidente non può che sentirsi sollevato da questo stato di cose ma, a dirla tutta, che prezzo ha questo nostro sollievo?

Di Irene Tinero

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