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Fridays for school, la protesta degli studenti per tornare a scuola

Fridays for school, la protesta degli studenti per tornare a scuola

Sulla scia degli scioperi del venerdì per il clima, alcuni studenti in Italia organizzano i fridays for school per chiedere il rientro a scuola. Chi

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Sulla scia degli scioperi del venerdì per il clima, alcuni studenti in Italia organizzano i fridays for school per chiedere il rientro a scuola.

Chi l’avrebbe mai detto? Gli studenti italiani protestano perché vogliono tornare a scuola. E sulla scia degli scioperi per il clima lanciati da Greta Thumberg, ecco che iniziano i fridays for school. Forse si sono resi conto che stare tutto il giorno a casa con mamma e papà è peggio della prigione. O forse hanno veramente nostalgia di professori e compagni. In ogni caso, per tutti i presidenti di regione che se lo stessero chiedendo, no, nessuno di questi ragazzi ha bevuto latte proveniente da Chernobyl. Anzi, hanno tutti smesso col biberon molto tempo fa, visto che si tratta per lo più di 17-18enni preoccupati per il futuro della loro istruzione.

Quindi non c’è nemmeno una regia occulta della lobby dei genitori che, non potendo ricorrere allo smart working, non sanno a chi lasciare i loro figli e li sfruttano per fare pressioni politiche. Sono, invece, tutti giovani perfettamente consapevoli delle difficoltà di un insegnamento ricevuto solo attraverso uno schermo.

Così, per protesta, venerdì scorso, dopo un tam tam sui social, in molti si sono ritrovati davanti ai cancelli d’ingresso delle proprie scuole in tutta Italia, per una sola ora di didattica a distanza. Il resto pretendono di farlo in presenza. Armati di Wi-fi e computer, hanno raccolto l’iniziativa presa già da qualche giorno da alcune studentesse torinesi, che quotidianamente stazionano davanti al portone del proprio istituto collegandosi da lì per le video lezioni. Niente slogan o gesti di provocazione. Desiderano solo rientrare in aula il prima possibile. Perché l’idea comune è che la DAD non possa durare a lungo. “Si può apprendere qualcosa – dicono alcuni dei partecipanti di un liceo di Firenze – ma l’istruzione è altro. Deve essere un confronto collettivo“.

Il loro non è un capriccio. Sono ben consci del momento drammatico che si sta vivendo. Ma non vogliono assolutamente che questa situazione diventi definitiva. Chiedono normalità, insomma. Come tutti.

Per noi la didattica a distanza può essere un sistema provvisorio, quando la didattica frontale è infattibile. Ma vogliamo garanzie che il prima possibile rientreremo in presenza, vogliamo tornare a fare scuola come è sempre stata pensata, la forza della scuola è la presenza“.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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