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Dad e rientri a scuola: la protesta degli studenti travisata dai media

Dad e rientri a scuola: la protesta degli studenti travisata dai media

Nei giorni scorsi gli studenti sono stati protagonisti di numerose proteste. Ma la narrazione mediatica è apparsa fuorviante e incentrata solo sulla D

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Nei giorni scorsi gli studenti sono stati protagonisti di numerose proteste. Ma la narrazione mediatica è apparsa fuorviante e incentrata solo sulla DAD.

Nell’ultima settimana la scuola è tornata nell’occhio del ciclone mediatico. Le proteste andate in scena nei giorni scorsi hanno spostato nuovamente l’attenzione sui tanti disagi che studenti e professori stanno vivendo da quasi un anno. Ma, a detta di alcuni protagonisti, il messaggio che hanno voluto lanciare è stato travisato. Sembra passata l’dea che i ragazzi stiano manifestando contro la DAD per tornare in classe a tutti i costi. In realtà non è affatto così. E l’accusa dei diretti interessati è di un’eccessiva superficialità da parte di alcuni media nel riportare e raccontare i fatti.

Parlando oggi con una professoressa del Liceo Gassman di Roma è venuta fuori una narrazione decisamente diversa della realtà, rispetto a quanto letto e sentito di recente.

I ragazzi hanno protestato contro il rientro in classe ma, contestualmente, non è che premevano per restare a casa. Quello che è passato, invece, è che la protesta fosse proprio contro la DAD. Non è così. Il motto è stato ‘a scuola sì, ma non così’. Ed è stato trasversale. Si stava contestando il rientro non in sicurezza.

Alle redazioni che avrebbero mal riportato i fatti sono state inviate anche varie lettere di lamentele. Una, ad esempio, firmata proprio da un gruppo di docenti dello stesso istituto romano, è stata indirizzata al TG3. Questo un estratto:

In occasione del TG3 delle 14:20 del 07 gennaio 2021 (qui i titoli, ndr), ci è molto dispiaciuto sentire definire tale intenso confronto, finalizzato, ribadiamo, alla tutela del diritto all’istruzione e di quello alla salute, “protesta anti-DAD”. Ci teniamo a precisare che le iniziative di protesta riguardano le condizioni in cui si prevede il rientro a scuola in presenza degli studenti delle scuole superiori, non, come semplicisticamente dichiarato nel corso del TG, “la DAD” (concetto poi ribadito anche nelle edizioni dei giorni successivi, ndr) […] Troviamo fuorviante l’affermazione per cui a innescare le proteste sia stato l’annuncio dello slittamento delle lezioni in presenza all’11 gennaio.

[…]Le voci di protesta sono diverse e variegate[…]ridurre questo confronto a una “protesta contro la DAD” verificatasi dopo l’annuncio dello slittamento delle lezioni in presenza, costituisce a nostro avviso un modo di informare fuorviante e parziale.

Concetti, per altro, già affermati dall’11 gennaio scorso, a proteste da poco iniziate, quando i rappresentati di una quarantina di licei romani avevano scritto alle istituzioni quali fossero le criticità del rientro in presenza. Nel documento si legge:

Le ragioni delle difficoltà del rientro sono anche legate all’atteggiamento politico ed amministrativo nei confronti del mondo della scuola in emergenza COVID: da dieci mesi ad oggi non si è riusciti a trovare soluzioni, ma ci si è limitati ad abbracciare una logica attendista, sperando solo in un miglioramento della situazione dell’emergenza sanitaria. […]

[…] Noi studenti vorremmo tornare a scuola in presenza, al più presto, ma vorremmo tornarci in sicurezza, in ambienti nei quali siano garantiti due diritti sanciti dalla Carta Costituzionale: il diritto allo studio e, al contempo, il diritto alla salute.

Gli studenti lamentano in primis l’inefficienza dei mezzi pubblici. Non è affatto vero – sostengono – che i servizi siano stati potenziati a sufficienza per evitare affollamenti. Almeno non dappertutto. Chiedono, inoltre, di ripensare le modalità di scaglionamento delle classi, cambiando anche le fasce orarie, che penalizzano troppo chi abita più lontano. I più grandi vogliono anche chiarezza in merito alla maturità, che dovranno sostenere tra qualche mese. Laddove in altri paesi europei, al contrario, pur in emergenza, già c’è una organizzazione di base per l’esame finale. E molti altri ancora sono i punti al centro delle polemiche.

Quindi non è solo un problema di didattica a distanza o di favorevoli e contrari al rientro in aula. Anzi, “Scoccia molto – dice ancora la stessa insegnante di prima – che si cavalchi la DAD come il male assoluto. Non lo è. E non lo pensano nemmeno i ragazzi. Al contrario, ci ha permesso di stare, pur tra mille difficoltà, in contatto con i ragazzi. Anzi è proprio grazie a questa che sono riuscita a non perderli e a portare avanti il lavoro didattico. A dispetto di tante critiche, la scuola pubblica si sta rivelando funzionante“. Tutto quello che si chiede, insomma, è di essere ascoltati e di trovare un punto di incontro tra le tante esigenze in questa situazione di emergenza che si trascina da mesi.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

 

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