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Università italiana: ogni scarrafone è bello a mamma soja

Alcuni punti per conoscere meglio l’Università italiana. Vi è mai capitato di assistere alla solenne affermazione: “Certo che come prepara l’Universit

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Alcuni punti per conoscere meglio l’Università italiana.

Vi è mai capitato di assistere alla solenne affermazione: “Certo che come prepara l’Università italiana nessuna mai”, o di pronunciarla voi stessi?
Ma ne siamo proprio sicuri?
Vediamo insieme alcuni punti che confermeranno o smentiranno questa comune credenza:

  • Posizione in classifica:

Nessuno spazio per l’Università italiana fra i primi cento posti dedicati alle eccellenze accademiche. I primi nostrani ad esser visti nella lunga scalata al successo si registrano al 180° posto, con gli atenei di Bologna e Milano.

  • Disponibilità di fondi:

Dove si investe c’è guadagno, si sa, ma l’Università italiana non sembra aver afferrato il tanto semplice segreto del successo. Pochi fondi finiscono infatti fra le mura degli atenei, impedendo l’avvio di numerosi progetti o la risoluzione di problematiche importanti.

  • Innovazione:

avete mai fatto un giro in un’Università estera? Resterete sorpresi della quantità di computer, laboratori, strumenti da lavoro, aule o ambienti ricreativi che incontrerete. Questa dovrebbe essere la norma, una norma che in Italia non è resa possibile dai pochi fondi e dagli altrettanti pochi investimenti a disposizione degli atenei, che ancora una volta vanno ad inficiare direttamente sul percorso formativo dello studente.

  • Sistema educativo:

Aggiudicarsi il primato significa alle volte anche rimanere al passo con i tempi, evolversi e migliorarsi. Questo non si può dire dell’Università italiana, la quale rimane ancorata ad un sistema didattico ed educativo tradizionale e antiquato non lasciando spazio, nella maggior parte dei casi, alle più nuove tecniche elaborate.

  • Livello preparazione:

Anche qui poche soddisfazioni per il Bel Paese che si ritrova ancora una volta nelle retrovie, superato da paesi come il Giappone, la Finlandia e i Paesi Bassi.

Ancora sicuri che l’Università italiana sia il top?

Di Laura Messedaglia

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