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Salonicco: quando il calcio racconta tre culture diverse

Calcio e società si mixano in una realtà tutt'altro che superficiale. Quale appassionato di calcio del nostro bel paese, magari in periodo di mondiale

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Calcio e società si mixano in una realtà tutt’altro che superficiale.

Quale appassionato di calcio del nostro bel paese, magari in periodo di mondiale, quando i nomi dei giocatori spiccano nelle loro nazionali, non ha mai sentito parlare del grande calcio greco? Quanti non hanno mai sentito nominare le grandi squadre della capitale Atene come l’Olympiakos, l’AEK Atene e il Panathinaikos? Probabilmente i più tifosi tra questi appassionati, saranno andati allo stadio a vedere partite europee della propria squadra contro le tre società che in Grecia da sempre spadroneggiano.

E quanti invece hanno sentito nominare il PAOK, l’Aris o persino l’Iraklis? Ecco, queste tre società (polisportive, come in quasi tutto il resto della Grecia) sono il vanto e la fede del milione di persone che abitano nella città di Salonicco, la seconda città dell’Ellade per numero di abitanti.
È impossibile trovare un paragone sportivo e sociale per questa situazione calcistica. Non che manchino le città dove il tifo sia tripartito, prendendo ad esempio Atene, ma a Salonicco questa divisione è incredibilmente accurata, selettiva quasi, quartiere per quartiere, strada per strada.

L’Irakis Salonicco

La storia calcistica di Salonicco comincia nel 1908, con la più antica, meno conosciuta e sicuramente più snobbata società, l’Irakis Salonicco. All’epoca della fondazione la città faceva ancora parte dell’impero ottomano, e fu perciò con grande spirito di rivoluzione che i colori scelti furono il bianco e il blu della bandiera greca. La squadra ebbe immediatamente un grande seguito, figlio soprattutto dei grandi movimenti di tifosi che si crearono fin da subito per sostenere i giocatori. Negli anni d’oro del team, fino alla metà degli anni quaranta, i tifosi bianco-azzurri poterono assistere alla vittoria di 3 titoli nazionali, che fruttarono all’Iraklis un’ottima fama all’interno della Grecia.

L’Aris Salonicco

Nel 1914 però qualche atleta, non soddisfatto dall’operato della prima società di Salonicco, ne fondò una società a parte, come spesso accade in questi casi, alla quale fu dato il nome Aris Salonicco. La scelta del nome non fu banale: voleva infatti essere una chiara provocazione; se la precedente società aveva il nome di Ercole, il semi-uomo delle dodici fatiche, la nuova aveva adesso il nome di Ares (o Marte per i latini), il dio invincibile della guerra. Furono scelti come colori sociali il giallo e il nero, gli stessi della città di Bisanzio. Anche l’Aris vanta tre campionati greci, vinti in tempi ormai non recentissimi, ed ha la storia probabilmente più triste delle tre società. Infatti dal 2014, a causa di pesanti debiti, è stata relegata nella Football League 2, la nostra Lega Pro, dalla quale non è riuscita a scappare nemmeno l’anno scorso, mancando la promozione per un solo punto.

Il Paok Salonicco

La terza e più nota squadra è il PAOK Salonicco, fondata nel 1926 da coloro che fuggirono da Istanbul durante la guerra Greco-turca. I colori sociali, bianco e nero, furono scelti per simboleggiare la tristezza scaturita dalla guerra (nero) e la speranza di una nuova rinascita (bianco). Fu scelto inoltre l’aquila bicefala simbolo di Bisanzio come stemma. I campionati vinti dal PAOK, sebbene sia da sempre ai vertici del calcio greco, sono solamente due.

L’ambito sociale

Sorvolando sui meriti sportivi di queste tre società, è interessante scoprire l’ambito sociale delle squadre nella città. Gli ultras dell’Iraklis sono i più romantici; costretti ad assistere quasi sempre ad un campionato mediocre, a volte anche in serie cadetta, si vantano di essere la prima squadra di Salonicco. Lo stadio, pur contenendo 27.000 spettatori, è spesso semi-vuoto, eccezion’ fatta per gli ultras del Gate 10, i fedelissimi dell’Ira 1908. Geograficamente le loro sedi principali sono nei pressi dello stadio, nella zona est della città, comunemente nota come “Sykies”. Non essendo il loro territorio molto esteso, i tifosi della Iraklis hanno riempito all’inverosimile le vie del quartiere e le zone circostanti di scritte, murales, adesivi e bandiere. Il legame che lega quartiere e squadra è fortissimo, e nessun tifoso del Gate 10 scambierebbe mai il dominio sportivo con la passione che viene sempre dimostrata.
La situazione è differente per le altre due società, poiché è tra esse che esiste il maggior attrito tra tifoserie: avendo considerato sempre l’Iraklis come un gruppo di innamorati della propria origine e mai in grado di combattere (calcisticamente parlando e non), i tifosi di Aris e PAOK hanno sempre rivolto il loro odio gli uni contro gli altri, e spesso contro le squadre di Atene. I tifosi dell’Aris controllano la parte nord-ovest della città, quelli del PAOK la zona sud. Girare con magliette, sciarpe o segni distintivi degli avversari nei quartieri sbagliati, soprattutto in periodo di campionato, è altamente pericoloso. Spesso nelle zone più popolari, dove il controllo della polizia è minimo, si potrebbe subire agguati dai tifosi di Aris e PAOK, i quali difendono la propria zona come una fortezza. I “fanatici” del PAOK sono spesso i più violenti in situazioni del genere, mentre i tifosi dell’Aris preferiscono una lotta alla pari che un’imboscata a tradimento. Durante i derby tra le due squadre è ormai usanza bruciare tutte le pezze, le bandiere e gli stendardi sottratti agli avversari durante gli scontri. Nelle partite interne non mancano mai colori e spinta da parte delle due tifoserie, che si sono fatte conoscere a livello europeo grazie alla partecipazione a Champions ed Europa League.

I tifosi dell’Aris tendono a marcare la loro superiorità attraverso l’inimitabile attaccamento alla squadra e contando sul numero di tifosi in città, che superano quelli di PAOK, seppur non di molto, ed Iraklis. Quelli del PAOK invece puntano sui meriti sportivi (sebbene le altre due squadre abbiano più titoli nazionali, questi sono stati vinti moltissimi anni fa) e sulla forza con cui cercano di imporsi sulle altre tifoserie, spesso scaturendo in episodi di violenza estrema.

Insomma, a Salonicco una partita di calcio non è mai qualcosa di banale, meno che mai un derby. Una cosa è sicura però: in qualunque serie si trovi la propria squadra, la gente di Salonicco sarà sempre al fianco dei propri ragazzi e dei propri fratelli, siano essi Gate 10 dell’Iraklis, Gate 4 del PAOK, o SUPER 3 dell’Aris.

Di Giacomo Mannucci

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