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Stadio Flaminio, dall’abbandono alla speranza?

Stadio Flaminio, dall’abbandono alla speranza?

Lo Stadio Flaminio progettato dall’architetto Nervi versa da anni in condizioni di abbandono. Una storia triste da raccontare, ma con una nuova speran

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Lo Stadio Flaminio progettato dall’architetto Nervi versa da anni in condizioni di abbandono. Una storia triste da raccontare, ma con una nuova speranza che viene dalla Sapienza.

C’era una volta lo Stadio Flaminio. Un impianto pensato per le Olimpiadi del 60 a Roma, progettato dal grande architetto Pier Luigi Nervi e dal 1959 a lungo casa di calcio prima e rugby dopo.
Uno stadio bello, affascinante, storico e immerso in una delle zone più borghesi della città. A due passi dai Parioli, nel quartiere Flaminio e vicinissimo lo Stadio Olimpico. Ospitò per anni partite di calcio, anche di Roma e Lazio mentre l’Olimpico si faceva bello in vista dei Mondiali del 1990.

 

Poi la presa da parte del rugby, da inizio anni 2000 e la trasformazione nella location perfetta per il Torneo 6 Nazioni. La Nazionale italiana della palla ovale ha per anni portato migliaia e migliaia di spettatori in questo impianto. Del resto già ai tempi dell’inaugurazione era considerato avveniristico.

Ma nel 2012 servivano dei seri lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza, mai attuati da nessuno, con la Federugby nel frattempo spostatasi nel vicino Olimpico.

E così l’addio di tutti e l’avvento di 6 anni di totale abbandono e incuria. Nessun evento mai più realizzato, il campo ridotto a sterpaglie, gli spalti rovinati e i seggiolini a pezzi. L’area intorno diventata una terra di nessuno, nonostante sia al centro di una zona residenziale. Alcuni nel tempo sono entrati per documentarne la decadenza, ma ne Comune, ne Coni o chi altro è mai riuscito negli anni a ridare luce a un impianto sportivo divenuto perfino Bene Culturale.

Qualcosa però potrebbe essere sul punto di cambiare, da quando il Comune ha firmato una delibera di cooperazione con l’Università La Sapienza. Più nello specifico è un piano presentato dal Dipartimento d’Ingegneria strutturale, che ha il finanziamento dalla Getty Foundation, organizzazione no profit che supporta la riqualifica di opere architettoniche.
Questo sarebbe un piano di conservazione, che riprogetterebbe l’impianto attuando le modifiche possibili per renderlo di nuovo operativo, oltre a un rapporto con raccomandazioni dettagliate e la definizione di interventi compatibili per orientare futuri interventi di restauro e lavori di riqualificazione.

Un piano che potrebbe ridare speranza allo stadio, consegnarlo all’utilizzo sportivo che si merita e ridare energia alla zona intorno.
Una speranza che ci auguriamo non venga fermata, di nuovo, da problemi burocratici o lungaggini amministrative.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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