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Privacy in crisi con BlippAr?

A meno di un anno dalla creazione di Blipparsphere, il browser visivo che sfrutta l'apprendimento automatico per riconoscere qualsiasi oggetto reale,


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A meno di un anno dalla creazione di Blipparsphere, il browser visivo che sfrutta l’apprendimento automatico per riconoscere qualsiasi oggetto reale, i suoi creatori annunciano il lancio di BlippAR un nuovo social network basato sul riconoscimento dei volti.

L’app sfrutterebbe la fotocamera dello smartphone per il riconoscimento facciale, perciò basterebbe puntare la fotocamera su una persona, una foto o un video e l’applicazione riconoscerebbe il soggetto fornendo una serie di informazioni personali, come i vari social a cui è iscritto, che apparirebbero come icone fluttuanti intorno alla testa del soggetto analizzato.

Questo scenario futuristico crea non poche preoccupazioni.
Il sistema di riconoscimento facciale è già impiegato in sistemi di sorveglianza ed è in dotazione alle tecnologie delle forze dell’ordine. È, quindi, collaudato e con un mercato proficuo e sviluppato, ma il riconoscimento di un individuo al di fuori degli ambiti citati sopra potrebbe innescare un gioco pericoloso.

Infatti esistono già altre applicazioni che hanno l’obiettivo di svelare l’identità di una persona partendo da uno scatto, per citarne alcune Find Face, NameTag o Facedoor, e con la loro nascita ci sono stati i primi casi di violazione di privacy. L’ultimo è avvenuto in Russia dove un app per il riconoscimento facciale è stata usata per individuare i volti e i nomi di donne che hanno partecipato a video pornografici, attraverso le foto dei social media.

Perciò i dubbi e le preoccupazioni degli utenti e degli esperti sembrerebbero fondati, ma il cofondatore di BlippAr, Omar Tayeb, rassicura sulla sua applicazione: “È possibile impostare la privacy del profilo su pubblico o privato. Inoltre chi non vuole che il suo volto sia conservato nei server può chiedere di essere rimosso”.

Ma un’altra domanda sorge fra gli utenti: “E se a creare il profilo non fosse il diretto interessato ma un amico in vena di scherzi?” il cofondatore a questi dubbi risponde: “Il processo per creare una foto profilo richiede il coinvolgimento diretto dell’interessato, il sistema poi è intelligente abbastanza per capire che qualcuno sta tentando di registrare un’altra persona”.

Sembra un sistema abbastanza sicuro, ma nel dubbio ci sta già chi sta lavorando a un paio di occhiali che impediscono di inquadrare i volti e quindi il loro riconoscimento. Il loro nome è Reflectacles. Il funzionamento è semplice, sfruttano un materiale retro-riflettente che riflette sia le luci visibili che le luci infrarossi.

Quindi, visto che le fotocamere usano le luci infrarossi la luce verrà riflessa creando sul volto un alone luminoso rendendo il riconoscimento impossibile.

Perciò niente paura, la privacy può essere ancora protetta.

Di Chiara Caporali

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