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Diritto all’Istruzione anche in ospedale: a Bologna un sistema collaudato

Diritto all’Istruzione anche in ospedale: a Bologna un sistema collaudato

La “Buona scuola” non dovrebbe riguardare solo milioni di studenti che hanno la fortuna di poter partecipare attivamente ad una lezione in classe, ma

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La “Buona scuola” non dovrebbe riguardare solo milioni di studenti che hanno la fortuna di poter partecipare attivamente ad una lezione in classe, ma anche quei migliaia che sono costretti a stare in ospedale.

Tanti, tantissimi sono i ragazzi che, per motivi diversi, sono costretti a stare in un letto di ospedale, per periodi più o meno lunghi. Queste permanenze forzate, ovviamente, influiscono sulla loro crescita, ed in modo negativo se nessuno si occupa di loro. E ciò, lede ovviamente il loro diritto all’istruzione.

La permanenza in ospedale, o a casa, non può rappresentare un danno per i ragazzi che, non potendo andare a scuola, rimangono indietro con il programma ma più in generale con la loro crescita, rallentata dalla mancanza di stimoli esterni.

Lo hanno capito bene a Bologna dove, seppure non senza problemi, esiste un radicato piano di insegnamento domiciliare o ospedaliero.

I nosocomi del capoluogo emiliano hanno ospitato, solo lo scorso anno, ben 1800 giovani pazienti, studenti di tutte le età, dalle materne alle superiori, mettendo in rilievo che il problema degli insegnamenti e delle cattedre non riguarda solo quelle “ordinarie” all’interno delle scuole ma anche quelle all’interno degli ospedali, rischiando quindi di provocare maggior danni.

Infatti, in tutti gli ospedali di Bologna esistono sezioni scolastiche per i diversi reparti, ognuno rientrante nella competenza di un determinato istituto. Quest’anno, però, seguendo una stabile tendenza al ribasso, i finanziamenti da parte del Ministero dell’Istruzione sono diminuiti ancora: sono stati stanziati addirittura solo 2,5 milioni di Euro per tutta l’Italia.

A tappare i buchi a Bologna, però, ci ha pensato l’Ufficio Scolastico Regionale, come spiega Vincenzo Manganaro, dirigente dello Scappi, l’istituto scolastico da cui dipendono gli ospedali Sant’Orsola, Rizzoli e Montecatone:

“Le risorse progressivamente si stanno riducendo, c’è stato un calo abbastanza evidente, se si pensa che dal ministero sono arrivati 2,5 milioni per tutta Italia quest’anno, per fortuna il nostro Ufficio scolastico regionale è sempre riuscito a retribuire i progetti di scuola in ospedale e di istruzione domiciliare nel nostro territorio”.

Altro grande problema è quello della formazione di questi insegnanti che, come è facile intuire, non possono approcciarsi allo studente in ospedale attraverso una classica lezione cattedratica.

Anzi, anche rinunciando a parte del programma, devono invece impegnarsi a stimolare continuamente lo studente chiuso in una stanza, con modalità e competenze che molto probabilmente un insegnante proveniente dalle scuole, non per sua colpa, non ha.

Per questo sarebbe necessario che fossero istituiti corsi di formazione ad hoc, senza che gli insegnanti debbano, a loro spese e solo per loro volontà, farsi carico di ciò. Corsi, linee guida, protocolli istituiti dal Ministero dell’Istruzione, magari congiuntamente con il Ministero della Salute, e da questi finanziati, a tutela del diritto all’istruzione e di una vera buona scuola.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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