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Disoccupazione giovanile: solamente colpa della crisi economica?

Disoccupazione giovanile: solamente colpa della crisi economica?

Metacompetenze: una possibile risorsa nella soluzione dei problemi occupazionali. In un mondo sempre più avaro di prospettive lavorative per noi giov

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Metacompetenze: una possibile risorsa nella soluzione dei problemi occupazionali.

In un mondo sempre più avaro di prospettive lavorative per noi giovani, in cui l’indice di disoccupazione giovanile è in costante rialzo, andando a delineare un futuro precario, può essere utile esplorare il rapporto formazione-mondo del lavoro.

Per molti analisti, infatti, una consistente parte di questo problema risiede nel divario esistente tra le competenze maturate a scuola e quelle richieste dal sistema produttivo.

Un recente studio della Confindustria di Bergamo, seconda provincia industriale d’Europa, fornisce a riguardo spunti interessanti.

I neo assunti sono

  • deficitari nella matematica di base,
  • non parlano bene l’inglese nè altre lingue straniere,
  • non hanno ancora acquisito solide competenze nel campo dell’informatica.

C’è dell’altro. Le carenze più gravi non sono quelle inerenti alla “mera” capacità di imparare qualcosa a livello didattico, ma riguardano l’aspetto più “profondo” dell’apprendimento, identificandosi nell’attitudine alla leadership e alla creatività: le metacompetenze.

Il prefisso meta sta a indicare come la competenza si collochi ad un livello generale della competenza, comportando l’acquisizione di una propria capacità riflessiva, che ci permette di adattarsi ai diversi contesti lavorativi in cui ognuno di noi s’inserisce, trasformando continuamente i propri modelli di “pensiero e azione”.
Come possiamo dotarci noi giovani della metacompetenze?

Ricette specifiche, ahimè non esistono, molti giovani le maturano in modo spontaneo ma non possiamo solamente contare sulle nostre qualità.
Diviene fondamentale allora forse, modificare alcuni aspetti della formazione scolastica dando maggiore attenzione allo sviluppo delle abilità trasversali.

Non meno importante è il dar vita ad un processo di rinnovamento dell’offerta formativa, la cui attuazione in questi anni non ha prodotto risultati sperati. Gli istituti tecnici che dovrebbero garantire un inserimento diretto nel mondo del lavoro , sono vittime di una crisi che viene da lontano.

Una buona idea, a riguardo, sarebbe il potenziamento dei cicli brevi(due anni) dell’istruzione terziaria come è stato attuato in molti paesi tra cui Usa, Regno Unito, Australia e Spagna. Le percentuali sono buone, collocandosi tra il 10% e 20% dei diplomati.

Perchè non dare avvio a una riflessione costruttiva sul tema della disoccupazione giovanile??

#FacceCaso

Di Luca Pennacchia

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