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Differenza di genere: l’Università di Pavia fa pace con se stessa

Differenza di genere: l’Università di Pavia fa pace con se stessa

Due studenti sono riusciti a vedersi riconosciuto dopo 4 anni di battaglie il diritto al doppio libretto, uno con i dati anagrafici, l’altro con quell

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Due studenti sono riusciti a vedersi riconosciuto dopo 4 anni di battaglie il diritto al doppio libretto, uno con i dati anagrafici, l’altro con quelli elettivi.

Essere transessuali, non per moda o per qualche strana malattia ma semplicemente perché si è nati in un corpo che non corrisponde alla propria anima, rappresenta ancora un grande problema. Nel mondo ci sono paesi in cui la differenza di genere sono tutt’altro che un problema, altri in cui vengono barbaramente ammazzati.

In Italia esistono centri specializzati dove professionisti gestiscono tutto il cammino di transizione, dalla parte psicologica, quella strettamente medica, sino a quella giuridica.
Purtroppo, però, i problemi del quotidiano ancora esistono per i transessuali, tanto da essere spesso discriminati nei modi più vari.

Un importante passo avanti è stato compiuto dall’Università di Pavia, dove due ragazzi transessuali sono riusciti a vincere la loro battaglia ottenendo il doppio libretto, quello con la loro identità anagrafica e quello con il nome e il sesso di cui si sentono parte.

Cecilia e Marco, 26 e 30 anni, all’anagrafe Mauro e Diana, hanno sollevato negli anni scorsi il problema, stufi di dover affrontare ogni pratica universitaria, ogni esame, pieni di vergogna già solo nel non essere riconosciuti perché chiamati con un nome che rinnegano.

Cecilia, che si sta per laureare in Lingue e Marco, già laureato e attualmente insegnante in una scuola di Milano sono riusciti a vincere la loro battaglia sulla differenza di genere a nome di tutta la comunità Lgbt, come sottolinea con orgoglio Michela Pompei, presidente di Universigay Pavia: “Un traguardo che arriva dopo quattro anni di insistenza. Poter essere riconosciuti nella propria identità elettiva è un grande passo in avanti”.

Almeno presso l’Università di Pavia la strada sembra ormai segnata. Ciò che ci si augura è che tutti gli altri atenei italiani seguano l’esempio, mettendo fine a quella sofferenza e vergogna di tante persone che sono nate in un corpo sbagliato.

Sofferenze e disagio dei quali spesso non ci si accorge in quanto molti sono i casi di transessuali costretti ancora oggi a nascondersi, non per il rischio di essere perseguitati ma perché ne va la propria quotidianità, a partire dalla difficoltà di fare un esame universitario.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

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