Tempo di lettura: 1 Minuti

Boom di studenti cinesi in Italia: le ragioni dell’amore per il Bel Paese

Boom di studenti cinesi in Italia: le ragioni dell’amore per il Bel Paese

Dal 2004 il numero di studenti cinesi si è moltiplicato venti volte e il loro soggiorno ci frutta molti soldi, e ci conviene. Ma perché scelgono propr

Fascetta celebrale: è cinese l’ultima invenzione per non distrarsi a lezione
Cina: arriva la Banca del voto
Studenti cinesi e giapponesi all’università di Parma

Dal 2004 il numero di studenti cinesi si è moltiplicato venti volte e il loro soggiorno ci frutta molti soldi, e ci conviene. Ma perché scelgono proprio l’Italia?

Non solo l’Inter e il Milan, ma anche la Pirelli, la Benelli delle moto, la Ferretti degil Yatch, la De Tommaso delle automobili , l’olio Sagra e la Krizia. Sono le società più importanti “cadute” in mano agli investitori cinesi negli ultimi anni. Investitori che ora possiedono in totale 235 aziende, dando lavoro a 13 mila persone in Italia.

C’è dunque un evidente interessamento della nazione asiatica nei confronti del bel Paese, significante anche dal punto di vista scolastico ed universitario, considerando che dal 2004 il numero di studenti cinesi che studiano in Italia è aumentato esponenzialmente, fino a diventare venti volte maggiore rispetto a prima.

Gli studenti cinesi iscritti alle nostre università sono oggi 7.375, terzi solo agli albanesi ed ai rumeni. Ma come si è arrivati a questo punto?

Nel 2004 c’è stata una svolta nei rapporti fra i due paesi, dovuta alla visita del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a Pechino, in seguito a cui sono nate varie iniziative e programmi per lo scambio culturale fra i due popoli studenteschi.

Per esempio la Marco Polo o la Turandot, quest’ultima focalizzata sugli studi musicali, artistiche, di design e di conservatorio.

A Frosinone, sede dell’Accademia delle Belle Arti, l’arrivo di 150 cinesi ha significato un milione di euro di guadagni per il comune.

Come spiega Federico Masini dell’Istituto di Lingue orientali della Sapienza di Roma, in Cina non si può ambire a nessuna carica politico amministrativa senza avere quantomeno una laurea, un dottorato o una specializzazione, mentre in Italia non ci si fa molto caso.

Si pensi a politici di spicco della politica italiana che non sono laureati, come Massimo D’Alema, Vito Crimi, Walter Veltroni, Luigi di Maio o Francesco Rutelli. In Cina si sceglie il nostro paese per la cultura che nella madrepatria è riconosciuta davvero molto, e alla cui conoscenza molti ambiscono.

#FacceCaso

Di Alessandro Luna

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0