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Tatuaggi: le 3 a cui (forse) non hai fatto caso!

Tatuaggi: le 3 a cui (forse) non hai fatto caso!

Secondo molti stiamo attraversando un’epoca di epidemia: i tatuaggi come mezzo di comunicazione. Negli anni ’70 e ’80 punk e bikers adottano i tatuag

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Secondo molti stiamo attraversando un’epoca di epidemia: i tatuaggi come mezzo di comunicazione.

Negli anni ’70 e ’80 punk e bikers adottano i tatuaggi come simbolo di ribellione, oggi è più trasgressivo non averne nessuno.
In Italia le persone con almeno un tatuaggio sono 7 milioni ma il 17% vorrebbe rimuoverlo ed 1/3 di questi lo ha già fatto (come reso noto da Lucia Galanti).

Ecco le 3 cose che (forse) non sai su questi disegni indelebili:

1) Quali sono i motivi per cui si decide di farsi un tatuaggio?

“Gli esseri umani sono […] costantemente alla ricerca di qualcosa con cui opporsi al proprio senso di inutilità e disperazione, la cultura svolge perfettamente questo ruolo, ogni cultura è piena di valori il cui scopo è dare un significato alla vita, duraturo nonostante la limitatezza del nostro tempo.”
Scrive nel suo libro lo scrittore e antropologo Ernest Becker nella seconda metà del 1900 quando ancora non stavamo attraversando il periodo “epidemia di tatuaggi” come adesso. Nonostante ciò il concetto espresso da esse di essere sempre alla ricerca di qualcosa che ci renda unici, eroici sembra riferirsi perfettamente al motivo per cui molti si fanno un tatuaggio.

2) Voliamo in Russia: “Tatuaggio criminale”

Se facessimo un salto fino in Russia potremmo parlare di tatuaggi criminali, come simbolo di un ruolo nell’organizzazione di cui si fa parte o come block notes delle esperienze passate.
Ad analizzare i disegni sottottopelle di circa 200 carcerati è stato Arkady Bronnikov pubblicandoli in un libro.
Un pirata con un pugnale tra i denti con scritto IRA che simboleggerebbe l’odio verso i prigionieri che collaborano con le autorità, una chiesa a sei cupole che rappresenterebbero le condanne subite, questi tatuaggi diventano colonne portanti per le indagini.
Nelle prigioni russe è vietato tatuarsi ma questo non ferma i criminali che come inchiostro usano un composto di gomma bruciata ed urina e come ago un rasoio.

3) DANGER!

Tutti, esclusi i carcerati russi, prima di fare un tatuaggio si accertano della sterilità degli aghi, dell’igiene generale dello studio ma nessuno chiede informazioni sulla composizione dei colori usati. Questa non è cosa da poco: una recentissima ricerca svolta in Germania ha rilevato che i tatuaggi libererebbero nel sangue delle minuscole particelle di dimensioni inferiori ad un milionesimo di millimetro che potrebbero infettare i linfonodi, creando serie complicazioni. Un’altra cosa da valutare sono le allergie: gli inchiostri, sopratutto quello rosso, possono creare reazioni allergiche più o meno gravi anche a distanza di anni.

3 cose alle quali dobbiamo

#FacceCaso!

Di Claudia Biasci

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