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Alunni stranieri in classe: il rendimento cala

Alunni stranieri in classe: il rendimento cala

Al liceo gli stranieri restano indietro. Fra gli italiani i respinti sono il 12%, fra quelli con altra cittadinanza sono più del doppio. #FacceCaso.

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Al liceo gli stranieri restano indietro. Fra gli italiani i respinti sono il 12%, fra quelli con altra cittadinanza sono più del doppio. #FacceCaso.

Dove gli alunni stranieri sono la maggioranza, il rendimento dell’intera classe è peggiore. Dove le classi sono miste ma bilanciate, la preparazione degli studenti è in linea con la media cittadina e anche superiore.

Al liceo gli stranieri restano indietro. Fra gli italiani i respinti sono il 12%, fra quelli con altra cittadinanza sono più del doppio e alla fine del ciclo ci sono ancora due velocità, 4% contro il 14%.

Dall’analisi della Politica Sociale del Politecnico sui dati Invalsi di quinta elementare e terza media si evince che.

“La performance scolastica cala quando nelle classi si supera la quota del 30 per cento di stranieri, è una soglia cruciale che dovrebbe essere evitata o comunque monitorata”. Dichiara Costanzo Ranci, docente di Sociologia economica, autore della ricerca e del volume White Flight a Milano.

“I dati sulle prove di terza media però evidenziano che è meno significativa la differenza tra scuole omogenee e miste, in italiano l’Invalsi delle miste è persino superiore. La scuola dunque allinea le differenze di partenza”. Osservano i ricercatori.

I presidi di tante scuole italiane sono dello stesso avviso. Alle elementari di via Dolci (a San Siro), in più classi sono soltanto in due fra compagni egiziani, marocchini e filippini.

“Qui sono più del 65 per cento gli alunni stranieri. E tanti genitori italiani preferiscono la scuola privata in fondo alla via perché temono problemi nell’apprendimento”. Racconta il preside Massimo Barrella.

“Il tetto del 30 per cento sarebbe opportuno per avere risultati migliori ma è utopistico in questo quartiere. Per garantire una buona preparazione la scuola impegna tutte le risorse”.

In questa scuola quattro maestre insegnato italiano per stranieri e il preside spiega che “con i fondi per le aree a forte processo immigratorio, settemila euro, abbiamo aggiunto cento ore extra”.

Poi laboratori e attività, anche in orario extra scolastico. “Così si fa integrazione. Anche rafforzando i bambini nella lingua madre, li aiuta nell’apprendimento”. Continua Barrella.

Insegnanti esperti non bastano a colmare il gap culturale è quanto emerge dai voti di terza media. I 6 sono più numerosi fra gli alunni stranieri, gli 8 e 9 fra gli italiani.

“Imparare l’italiano richiede più di un anno quindi occorre impegnare diversi insegnanti “facilitatori”. Abbiamo laboratori di lingua per principianti e per il livello elementare ma non basta imparare a parlare, servirebbero corsi di italiano per lo studio ma non ci sono abbastanza risorse”. Spiega Francesca Delvecchio, docente alle scuole del Trotter.

Le differenze restano. “L’unica strada è l’integrazione. Qui lo vediamo da anni. I bambini imparano in fretta, più sono inseriti e più rapporti hanno con i compagni italiani”. Commenta la professoressa.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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