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La parità salariale per le giovani islandesi non è più una preoccupazione!

La parità salariale per le giovani islandesi non è più una preoccupazione!

In Islanda la parità salariale è legge. Cosa si aspettano, invece, le giovani italiane dal mondo del lavoro? L’Islanda è il primo paese al mondo ad i

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In Islanda la parità salariale è legge. Cosa si aspettano, invece, le giovani italiane dal mondo del lavoro?

L’Islanda è il primo paese al mondo ad introdurre una legge che prevede che tutte le aziende con più di 25 dipendenti debbano, periodicamente, dimostrare la parità salariale tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro.

Con questa legge, il governo vuole eliminare tutte le disparità salariali entro il 2022. Le più entusiaste saranno sicuramente le ragazze che si alleggeriranno da un peso e una preoccupazione enorme. Noi italiane possiamo gioire di questo traguardo islandese, ma di certo non possiamo aspettarci lo stesso per l’Italia nel breve periodo.

Noi giovani italiane studiamo, lavoriamo, inseguiamo i nostri sogni, ci sudiamo i nostri obiettivi, ci impegniamo quotidianamente esattamente come i nostri coetanei maschi. Sappiamo, però, che in Italia, non siamo ancora trattate allo stesso modo. Sappiamo che domani, quando finiremo di studiare e finalmente cercheremo lavoro, con grande probabilità non saremo pagate allo stesso modo.

Ma le differenze tra Italia e Islanda, dal punto di vista delle disuguaglianze di genere, non si fermano certo a questa legge. Secondo il rapporto “The Global Gender Gap Report 2017”, in Italia la proporzione delle ragazze tra i 15 e i 24 che non lavorano né studiano è il 20,8%, in Islanda invece è il 3,2%.

Non c’è da stupirsi, infatti, se nella classifica dei paesi stilata ogni anno da “The Global Gender Gap Report”, in base ai loro livelli di disuguaglianza di genere, l’Italia quest’anno è all’82esimo posto. Eh sì, avete capito bene: 82. Superata da Burundi, Bangladesh, Zimbabwe, ecc… che ne pensate? Ovviamente l’Islanda è la prima della classifica!

Probabilmente, se una legge come quella islandese venisse introdotta domani qui in Italia, risulterebbe addirittura controproducente. Infatti, le aziende tenderebbero ad assumere meno donne rispetto agli uomini, anche per motivi legati alla maternità. In Islanda neanche questo tipo di problema esiste più, perché il congedo per paternità è obbligatorio per 3 mesi, così come lo è il congedo per maternità.

L’Islanda nel 2018 è arrivata ad introdurre una legge come quella della parità salariale, che comunque ha suscitato non poche polemiche, ma è stata una mossa all’interno di un percorso lungo e constante nella direzione della parità di genere. Ricordo solo che alle nostre colleghe islandesi è stato riconosciuto il diritto di voto nel 1915 mentre a noi, solo nel 1945.

Essere a conoscenza delle differenze tra il nostro paese e gli altri aiuta nella consapevolezza dei problemi interni, e a mio avviso, è il primo passo per poter migliorare! 

#FacceCaso

Di Chiara Zane

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