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La stampa durante la Seconda Guerra Mondiale

La stampa durante la Seconda Guerra Mondiale

È ben noto come i primi 50 anni del 1900 siano segnati dai due conflitti mondiali. Il risvolto di queste guerre sul mondo dell'editoria, paradossalmen

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È ben noto come i primi 50 anni del 1900 siano segnati dai due conflitti mondiali. Il risvolto di queste guerre sul mondo dell’editoria, paradossalmente, non è poi così negativo. I giornali fungono ancora da faro per il popolo nonché da mezzo di controllo delle masse per i vari regimi sparsi in tutta Europa. La carta stampata è ancora padrona del mondo dell’informazione e le copie immesse sul mercato non fanno che aumentare. Sebbene la guerra agisca nel senso di rafforzare i meccanismi di controllo e censura del regime, per la stampa quotidiana rappresenta, come sempre, una mirabile occasione di miglioramento ulteriore delle proprie tirature: nel febbraio 1943 il Corriere diffonde 780 mila copie, la Stampa 550 mila, il Popolo d’Italia 350 mila, il Giornale d’Italia 327 mila, la Gazzetta del popolo 300 mila, il Messaggero 260 mila, la Nazione 189 mila, il Secolo XIX 88 mila, il Resto del Carlino e il Mattino 65 mila, la Tribuna 60 mila (Storia del Giornalismo – Giovanni Gozzini).

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